Come si dice amore (Can this love be translated) è uno dei drama Netflix più attesi degli ultimi mesi, complice il ritorno di Kim Seon-ho in un ruolo romantico e una premessa narrativa molto stimolante.
Un inizio promettente, una forte attenzione all’estetica e personaggi scritti con grande cura fanno pensare a una romance diversa dal solito.
In questa recensione analizziamo cosa funziona davvero in Can This Love Be Translated e cosa, invece, si inceppa lungo il percorso, fino a trasformare un progetto partito con ottime premesse in una visione che, nel complesso, lascia più di una perplessità.
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Come si dice amore? la trama in breve
Ju Ho-jin (Kim Seon-ho) è un interprete professionista che ha fatto della neutralità una regola di vita. Un equilibrio che si spezza quando gli viene assegnata Cha Mu-hee (Go Youn-jung), attrice dall’immagine pubblica impeccabile ma dal carattere diretto e spesso tagliente.
Durante le interviste, Ho-jin inizia a smussare le sue dichiarazioni più controverse, trasformando il lavoro di traduzione in un esercizio costante di equilibrio tra fedeltà, protezione e coinvolgimento emotivo. Mu-hee, consapevole di questo filtro, lo mette alla prova con frasi provocatorie e mezze confessioni, spingendo il loro rapporto oltre i confini della professionalità.

Tra ciò che viene detto, ciò che viene tradotto e ciò che resta inespresso, la relazione tra i due si trasforma progressivamente in un legame emotivo fragile e rischioso.
Come si dice amore? recensione del drama coreano Netflix
Accanto a intuizioni riuscite, buone scelte estetiche e personaggi interessanti, in questo drama convivono limiti strutturali evidenti e decisioni narrative discutibili.
È una serie che parte con molte ambizioni, e che alterna momenti convincenti ad altri che lo sono decisamente meno. Per questo, vale la pena analizzare attentamente ciò che funziona davvero da ciò che, invece, finisce per indebolire l’impianto complessivo del racconto.
I punti di forza del drama Come si dice amore?
L’inizio del drama è uno dei suoi punti di forza. Le premesse sono stuzzicanti, il ritmo vivace e l’idea di raccontare una storia d’amore costruita sulla comunicazione e le sue mancanze è qualcosa di diverso dal solito.
I personaggi sono scritti con grande attenzione. I background sono dettagliati, stratificati, chiaramente pensati per dare spessore alla narrazione [con un grande “ma” che vedremo nel prossimo paragrafo].
Questo vale in particolare per la protagonista femminile, Cha Mu-hee, la cui storia personale viene presentata come centrale per la comprensione del suo modo di amare.

Dal punto di vista visivo, il drama è impeccabile. La fotografia è splendida, con un senso estetico curatissimo e una composizione delle inquadrature che restituisce un’atmosfera raffinata e coerente. Ogni scena è studiata e ogni ambientazione valorizzata.
Anche il cast è oggettivamente molto valido. Personalmente, visto il mio profondo amore per Kim Seon-ho, attendevo con impazienza questo drama soprattutto per lui, che si conferma un attore solido. Ma non è l’unico. Anche il resto del cast svolge il proprio lavoro con professionalità. Anche qui c’è un grande “ma” che vedremo a breve.
I limiti del drama
La storia d’amore, che avrebbe dovuto essere il vero cuore del drama (lo dice il titolo stesso) si rivela invece uno dei suoi punti più deboli. Non crea mai davvero un coinvolgimento emotivo e fatica a decollare. Anzi, per quella che è stata la mia esperienza di visione, la definirei frustrante.
Ci vuole un tempo eccessivamente lungo prima che i protagonisti entrino davvero in una relazione, praticamente fino all’episodio 10. Nel frattempo, si accumulano più linee narrative. La personalità alternativa della protagonista, il triangolo tra FL, ML e secondo protagonista maschile, e un’ulteriore linea romantica relativa alla seconda protagonista femminile. A tratti, più che un triangolo amoroso, sembra un vero e proprio “pentagono” sentimentale, che disperde l’attenzione e indebolisce la narrazione.

Ed eccoci al primo “ma” di cui parlavo sopra, quello legato al cast. E’ vero, gli attori sono bravi nei rispettivi ruoli, ma ho trovato la chimica tra i protagonisti non del tutto efficace. La loro interazione appare spesso forzata e poco credibile, per cui spesso i momenti emotivi mancano di reale intensità.
Secondo “ma”, quello relativo al background. Era importante, anzi necessario, esplorare il trauma infantile di Cha Mu-hee, perché questo ci fa capire il motivo per cui lei ama in quel modo. Il problema, però, è come è stato inserito nel drama.
Lo svelamento del trauma, infatti, risulta destabilizzante per chi guarda, e rappresenta un punto di rottura nei toni, quasi un cambiamento di genere. Inoltre, questa storyline viene trascinata per quasi quattro episodi, compromettendo il ritmo e la coerenza del racconto.

Intorno al settimo episodio, il drama cambia drasticamente. Cambia il tono, cambia il ritmo, cambia il genere. Vengono inserite molte storyline, il racconto si frammenta e tutto si fa confuso. La mia sensazione? Il drama poteva essere risolto e terminato entro la sesta puntata, ma hanno dovuto allungare il brodo.
Ho mal sopportato la solita rottura “prima della partenza” perché uno dei due deve affrontare i propri problemi da solo, seguita dalla riconciliazione negli ultimi cinque minuti. Un meccanismo ormai logoro, che siamo stanchi di guardare.
Come si dice amore? riflessioni conclusive
Questo drama non è un disastro, ma sicuramente è un’occasione sprecata. Parte con idee interessanti, un’estetica curata e personaggi potenzialmente complessi, ma si perde in una gestione caotica della trama, in scelte narrative discutibili e in un’evidente incapacità di mantenere coerenza e ritmo fino alla fine.
Resta un drama visivamente molto bello (con una piacevole cartolina dell’Italia e Kim Seon-ho che parla un buon italiano), ben recitato, con un inizio davvero promettente. Tuttavia non mi ha coinvolto e l’ho trovato molto al di sotto delle aspettative.
Voto: 6 (politico)
Dove vederlo: Netflix
Numero episodi: 12
Durata: 60 min.
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