I migliori film hot giapponesi disponibili in Italia

Migliori film hot giapponesi disponibili in Italia

Quando si parla di produzioni asiatiche, il cinema giapponese è probabilmente quello che ha esplorato la sessualità nel modo più diretto, radicale e, in alcuni casi, persino estremo. Non sempre con l’obiettivo di risultare piacevole o rassicurante.

A partire dagli anni Sessanta, in Giappone si sviluppò il fenomeno dei pinku eiga: film erotici indipendenti, spesso realizzati con budget ridotti, nei quali il sesso poteva convivere con il dramma, il thriller, la critica sociale e la sperimentazione politica.

Nel 1971 anche la storica casa di produzione Nikkatsu reagì alla crisi delle sale inaugurando la celebre linea Roman Porno, che avrebbe prodotto centinaia di pellicole erotiche fino alla fine degli anni Ottanta.

film hot giapponesi Roman Porno

Quella tradizione ha lasciato un’impronta evidente nelle produzioni giapponesi. Il sesso raramente è soltanto una parentesi all’interno della storia. Può diventare un modo per parlare di potere, solitudine, denaro, repressione, desiderio e identità.

Il tutto nasce, peraltro, all’interno di un curioso paradosso. Il cinema giapponese poteva raccontare pratiche sessuali e fantasie anche molto estreme, ma non poteva mostrare chiaramente gli organi genitali né rapporti reali: un limite imposto dalle norme contro l’oscenità e dai criteri di classificazione cinematografica. Per questo molti film erotici ricorrevano a inquadrature studiate e sfocature. Alcuni registi trasformarono queste restrizioni in un terreno di sperimentazione; altri, come Nagisa Ōshima, decisero di sfidarle apertamente.

I tre film che ho scelto per questa lista lo dimostrano perfettamente. Sono opere in cui si passa dal piacere femminile raccontato attraverso un escort, al sesso anonimo praticato da un gruppo di sconosciuti, fino a una relazione ossessiva mostrata attraverso rapporti non simulati.

Insomma, preparatevi: qui la timidezza dei drama giapponesi possiamo tranquillamente dimenticarla.

Ryo Morinaka è uno studente universitario che trascorre le proprie giornate in uno stato di completa apatia. Studia senza particolare interesse, lavora part-time in un bar e sembra non trovare alcuno scopo nella propria vita.

Call Boy film hot giapponese

Le cose cambiano quando incontra Shizuka Mido, un’affascinante donna che gestisce un esclusivo servizio di escort maschili destinato a una clientela femminile. Shizuka propone a Ryo di lavorare per lei e il ragazzo, inizialmente freddo e inesperto, comincia a confrontarsi con donne molto diverse tra loro, ognuna portatrice dei propri desideri e delle proprie ferite.

Diretto da Daisuke Miura e tratto dal romanzo omonimo di Ira Ishida, Call Boy contiene numerose scene di sesso estremamente esplicite. Tuttavia, l’aspetto più interessante del film è il rovesciamento della prospettiva abituale: al centro del racconto non troviamo il desiderio maschile, ma il piacere delle donne.

Le clienti di Ryo non vengono presentate come un insieme indistinto di donne insoddisfatte. Ognuna cerca qualcosa di diverso. Piacere, attenzione, comprensione o semplicemente la libertà di esprimere una parte di sé che nella vita quotidiana è costretta a nascondere.

Ryo scopre così che il proprio lavoro non consiste soltanto nel mettere a disposizione il corpo. Deve imparare ad ascoltare, osservare e comprendere. E proprio attraverso il desiderio delle donne comincia lentamente a uscire dal proprio torpore emotivo.

Ottima la performance di Tori Matsuzaka, che affronta un ruolo particolarmente audace senza trasformare Ryo nel classico seduttore irresistibile. Il risultato è un film provocante, esplicito e decisamente coinvolgente, ma anche più delicato di quanto la premessa potrebbe far immaginare.

Voto: 8
Dove vederlo: fansub (Telegram)

In un lussuoso appartamento di Roppongi, quattro uomini e quattro donne che non si sono mai incontrati prima si riuniscono per partecipare a una particolare esperienza. Da mezzanotte alle cinque del mattino potranno avere rapporti sessuali con gli altri presenti, rispettando poche regole essenziali e senza rivelare le proprie identità.

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All’inizio nessuno sa come comportarsi. I partecipanti sono imbarazzati, si osservano, tentano conversazioni banali e aspettano che qualcuno trovi il coraggio di compiere il primo passo. Poi i vestiti cadono e, insieme a loro, cominciano lentamente a cadere anche le inibizioni.

Diretto ancora una volta da Daisuke Miura, Love’s Whirlpool è l’adattamento cinematografico di una sua acclamata opera teatrale. La premessa potrebbe far pensare a un film costruito esclusivamente su una successione di rapporti sessuali. In realtà, l’appartamento si trasforma presto in una sorta di laboratorio sociale sul desiderio.

Miura osserva il rapporto tra sesso, denaro, consenso, insicurezza e bisogno di essere accettati. Il film è molto esplicito, ma non particolarmente patinato: alterna erotismo, momenti quasi comici, imbarazzo e una crescente malinconia.

Il punto, infatti, non è soltanto ciò che avviene durante quella notte. È capire che cosa rimanga di quell’intimità quando arriva il mattino e tutti sono costretti a rivestirsi, recuperare il proprio ruolo sociale e tornare alla propria vita.

Voto: 7
Dove vederlo: fansub (Telegram)

Nel Giappone degli anni Trenta, Sada Abe lavora come cameriera in una locanda e diventa l’amante del proprietario, Kichizō Ishida. Quella che inizialmente sembra una relazione clandestina si trasforma progressivamente in un’ossessione totalizzante.

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I due si isolano dal mondo esterno e fanno del sesso il centro assoluto della propria esistenza. Ma il desiderio, per continuare ad alimentarsi, ha bisogno di spingersi ogni volta un po’ più lontano, fino a confondere definitivamente piacere, possesso e distruzione.

Ecco l’impero dei sensi è diretto da Nagisa Ōshima, uno dei protagonisti della Nouvelle Vague giapponese e autore di film iconici come Death by Hanging e Merry Christmas, Mr. Lawrence. Ōshima non utilizzava il cinema per rassicurare lo spettatore. Le sue opere affrontavano il potere, la repressione politica, la violenza e i tabù della società giapponese.

Il film è ispirato al vero caso di Sada Abe che nel 1936 uccise il proprio amante al termine di una relazione sessuale ossessiva. Ma a renderlo celebre (e scandaloso) è soprattutto il modo in cui quella relazione viene mostrata.

Definire Ecco l’impero dei sensi “quasi pornografico” è comprensibile se ci riferiamo a ciò che appare sullo schermo: i rapporti sessuali fra i protagonisti non sono simulati e la macchina da presa non cerca di nasconderli. Fin dalla sua uscita, infatti, il film ha alimentato un interminabile dibattito sul confine fra pornografia e cinema d’autore.

Eppure ridurlo a un film pornografico sarebbe fuorviante. Qui il sesso non è inserito soltanto per suscitare i pruriti dello spettatore. Diventa il linguaggio attraverso cui Ōshima racconta una relazione fondata sul possesso, sull’isolamento e sulla progressiva cancellazione di ogni limite. Più la passione cresce, più perde qualsiasi carattere rassicurante, fino a trasformarsi in una pulsione di morte.

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Proprio per aggirare la censura giapponese, il film venne girato in Giappone ma realizzato ufficialmente come produzione francese; il materiale fu poi sviluppato e montato in Francia. La versione integrale non poté essere proiettata liberamente in Giappone per decenni.

Non è certamente un film adatto a tutti, e sarebbe disonesto presentarlo come una visione semplicemente “hot”. È un’opera estrema, disturbante e destinata a mettere lo spettatore a disagio. Ma è anche uno dei titoli fondamentali della storia del cinema erotico, perché porta il desiderio alle sue conseguenze più radicali e trasforma il corpo nel vero territorio narrativo del film. Per me è stato un film difficile da guardare, ma anche intensamente coinvolgente.

Voto: 8
Dove vederlo: fansub (Telegram)

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