The Pornographer (The Novelist): trama e recensione del BL giapponese più maturo e controverso

The Pornographer The Novelist trama recensione BL giapponese

Nel panorama dei BL giapponesi, The Pornographer occupa un posto particolare. Non è una storia pensata per piacere a tutti, né per rassicurare. È una serie che parla di pulsioni, solitudine, depressione, menzogne e manipolazione, con uno sguardo adulto e spesso scomodo, lontano dalle dinamiche romantiche più convenzionali del genere.

Nata come mini-drama e poi ampliata in film e cortometraggi, la saga The Pornographer ha una struttura narrativa frammentata, fatta di prequel, sequel e capitoli intermedi. Per questo motivo, capire in quale ordine guardarla è fondamentale per coglierne davvero il senso, l’evoluzione dei personaggi e la profondità emotiva.

In questo articolo percorreremo l’ordine corretto di visione, analizzeremo la trama e cercheremo di individuare i motivi per cui la ritengo una delle storie BL giapponesi più riuscite, tanto intense quanto disturbanti.

The Pornographer – noto anche con il titolo internazionale The Novelist – non è una singola serie, ma una saga articolata composta da minidrama, film e cortometraggi. Un progetto narrativo unitario, costruito per stratificazioni successive, che segue nel tempo i personaggi di Kuzumi Haruhiko e Kijima Rio, approfondendone desideri, contraddizioni e dinamiche emotive.

The Pornographer The Novelist BL giapponese

Uno degli aspetti che crea più confusione tra gli spettatori riguarda l’ordine corretto di visione. Le opere non sono infatti uscite in sequenza cronologica, e seguire l’ordine di distribuzione rischia di indebolire la comprensione del racconto. Di seguito, l’ordine consigliato per una visione coerente e completa.

  1. The Pornographer (2018)
    La serie originale da cui nasce l’intero progetto. Introduce i personaggi, il loro incontro e le basi della relazione.
    Miniserie da 6 episodi della durata di circa 20 minuti.
  2. Mood Indigo (2019)
    Serie rilasciata successivamente, ma prequel narrativo. Approfondisce il passato di Kijima e aggiunge livelli fondamentali alla sua psicologia.
    Miniserie da 6 episodi della durata di circa 20-25 minuti.
  3. The Pornographer – Spring Life (2021)
    Cortometraggio ambientato circa due anni dopo gli eventi della serie originale.
    Durata: 13 minuti
  4. The Pornographer – Playback (2021)
    Lungometraggio conclusivo del nucleo centrale della saga, ambientato dopo Spring Life.
    Durata: 1h 45 min.
  5. The Pornographer – Continued Spring Life (2021)
    Cortometraggio finale, che chiude idealmente il percorso dei personaggi dopo Playback.
    Durata: 15 minuti

Seguito in questo ordine, The Pornographer si rivela per ciò che è realmente: un racconto unitario e coerente, che usa formati diversi per esplorare nel tempo le stesse ferite, gli stessi desideri e le stesse zone d’ombra.

Li potete trovare sottotitolati in italiano su fansub (Pink Milk Monster).

La storia di The Pornographer prende avvio da un evento casuale che diventa immediatamente detonatore narrativo. Kuzumi, studente universitario, provoca un incidente in bicicletta che causa la frattura del braccio di Kijima Rio, uno scrittore solitario e già affermato.

Kuzumi non ha denaro né assicurazione per risarcirlo. Kijima quindi gli propone un accordo: aiutarlo a trascrivere i racconti che deve portare a termine. Ben presto Kuzumi si rende conto che si tratta di racconti esplicitamente pornografici.

Da qui, The Pornographer costruisce una relazione che non nasce dall’attrazione romantica, ma da uno scambio asimmetrico, quasi contrattuale, in cui il linguaggio – scritto, dettato, ascoltato – diventa il primo vero terreno di contatto, e si fa manipolazione.

The pornographer BL giapponese
Kijima Rio, il “pornografo”, interpretato da Takezai Terunosuke

La saga esplora in modo diretto e privo di idealizzazioni temi complessi e profondamente adulti:

  • il desiderio come forma di potere, esercitato e subito;
  • la dipendenza emotiva, spesso mascherata da bisogno o protezione;
  • la vergogna, sia sessuale sia esistenziale;
  • la difficoltà di comunicare i propri sentimenti senza rifugiarsi nella finzione, nella scrittura o nel corpo dell’altro.

Kijima è un personaggio ambiguo, che abita una zona moralmente grigia. Usa la scrittura erotica come filtro, come distanza di sicurezza e strumento di controllo.

Il suo rifiuto dell’intimità è sistematico e concreto. Non chiama mai Kuzumi per nome (almeno fino alla fine), lo mantiene in una posizione funzionale, lo desidera ma non lo riconosce. Ancora più significativo è il modo in cui reitera lo stesso schema con un altro ragazzo, replicando l’incidente fisico al braccio e il ruolo del “trascrittore”, come se le persone fossero intercambiabili.

Kuzumi, più giovane e inizialmente ingenuo, entra in questo rapporto con entusiasmo e ammirazione, vedendo in Kijima un maestro, un sensei. La sua non è semplice sprovvedutezza, ma disponibilità emotiva.

Kuzumi è capace di nominare i propri sentimenti, di esporsi e di desiderare. Il suo percorso è quello di una presa di coscienza lenta e dolorosa, che passa anche attraverso l’umiliazione e il rifiuto.

The Novelist BL protagonisti Kuzumi
Kuzumi, interpretato da Izuka Kenta

Nel corso della saga, The Pornographer non racconta una semplice storia d’amore, ma un legame disfunzionale che evolve, si spezza, si riforma, lasciando spazio a domande scomode: il desiderio è un atto libero o nasconde dinamiche di potere? Amare significa esporsi, o è possibile desiderare qualcuno senza mai riconoscerlo davvero? Quando il rifiuto dell’intimità diventa una scelta reiterata, può trasformarsi in una forma di violenza?

In The Pornographer, il sesso non è mai semplice espressione di desiderio. È un linguaggio sostitutivo, un modo per evitare la parola, il confronto, l’assunzione di responsabilità emotiva. Kijima scrive ciò che non riesce a dire, detta ciò che non può vivere apertamente, usa il corpo come superficie su cui proiettare ciò che rifiuta di riconoscere come sentimento.

The Novelist sesso

La scrittura erotica diventa così un dispositivo centrale. Serve a controllare la distanza, a mantenere il dominio sull’altro, a impedire che l’intimità si trasformi in relazione. Anche quando il rapporto fisico si consuma, resta incompiuto sul piano emotivo. Non c’è reciprocità, non c’è nomina, non c’è riconoscimento.

Kuzumi, al contrario, vive il corpo come luogo di verità. Per lui il desiderio è esposizione, vulnerabilità, bisogno di essere visto. È proprio questo scarto a rendere il loro rapporto così doloroso: mentre Kuzumi cerca una relazione, Kijima si concede di desiderare senza assumersi il rischio di una reale intimità.

La saga mostra con lucidità come il sesso, quando viene privato della parola e della responsabilità emotiva, possa diventare una forma di comunicazione mutilata. Non un incontro, ma una messa in scena. Non un legame, ma una ripetizione.

La risoluzione arriva solo alla fine, ed è una resa. Avviene quando Kijima, finalmente, pronuncia il nome di Kuzumi: Haruhiko. Nominare l’altro significa riconoscerne l’unicità, l’identità e l’importanza per sé. Se qualcuno è importante, può essere perso. Nominarlo significa esporsi alla vulnerabilità.

È lì che si spinge in un territorio che ha sempre evitato: l’ignoto disvelato dall’amore. «Mi piaci così tanto che non so che fare», dice Kijima piangendo.

Kuzumi risponde nello stesso spazio aperto. «Le mie ferite, le tue ferite — voglio prendermene cura». Non c’è richiesta, non c’è promessa. C’è la scelta di restare. Di esporsi. Di ammettere che amare significa farsi carico della fragilità dell’altro, e della propria.

In quel terreno finalmente disvelato dall’amore, i due si incontrano davvero. Il corpo non sostituisce più la parola, la parola non copre più il sentimento. E quando, insieme, pronunciano la stessa frase — «Mi piaci. Ti amo» — il sesso smette di essere linguaggio e diventa incontro. Non più messa in scena, ma presenza. Non più desiderio trattenuto, ma sentimento che si incarna.

Voto (alla saga): 8+
Dove trovarla: fansub – Pink Milk Monster

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