Something in the Rain (Netflix): perché questo drama divide gli spettatori

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Something in the Rain è un melodramma romantico del 2018 che continua a dividere gli spettatori. C’è chi lo ama e chi lo trova frustrante.

Chi vuole iniziare Something in the Rain scoprirà un racconto d’amore adulto, segnato da forti pressioni sociali e familiare, e da un finale che continua a far discutere.

In questo articolo ripercorriamo brevemente la trama, analizziamo ciò che funziona davvero, e vi spiego perché, nonostante i suoi limiti, vale ancora la pena correre a vederlo!

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Something in the Rain rientra nella categoria dei cosiddetti noona romance, ovvero quelle serie in cui la protagonista femminile è più grande del partner maschile.

In coreano noona è il termine con cui un uomo si rivolge a una donna più grande di lui, solitamente in un contesto affettuoso o familiare. Nei noona romance, quindi, la dinamica centrale ruota proprio attorno alla differenza d’età e alle aspettative sociali che spesso la accompagnano.

Something in the rain noona romance

Yoon Jin-ah (Son Ye-jin) è una donna in carriera di 35 anni. Dopo una dolorosa rottura sentimentale, incontra Seo Joon-hee (Jung Hae-in), fratello più giovane della sua migliore amica, rientrato a Seoul dopo tre anni negli Stati Uniti.

I due, che si conoscono fin dall’infanzia, iniziano lentamente ad avvicinarsi e a esplorare un sentimento che sfida tanto la differenza d’età quanto le convenzioni sociali che li circondano. Parallelamente, Jin-ah deve fare i conti con le pressioni sul lavoro. Molestie, discriminazioni di genere e compromessi richiesti alle donne in azienda emergono come tema secondario ma significativo nella vicenda.

Something in the Rain non è un semplice racconto d’amore. E’ il ritratto di un sentimento adulto, fragile e complesso, che nasce nelle pieghe della quotidianità e cresce per accumulo di piccoli gesti. Il drama prende una relazione “normale” e ne osserva ogni vibrazione, dal primo, incerto avvicinamento alle crepe che inevitabilmente si formano quando il mondo esterno diventa troppo ingombrante.

L’incontro (o, meglio, il reincontro) tra i due protagonisti è gestito con una delicatezza rara. Non c’è nulla di spettacolare, solo un’emozionante quotidianità.

La celebre scena delle mani che si sfiorano sotto il tavolo è un esempio lampante. È un gesto minimo, pudico, eppure racchiude la forza di un terremoto emotivo. Qui si capisce cosa vuole raccontare la serie. Non la favola, l’amore predestinato, il sogno. Ma l’emozione concreta dei piccoli gesti che costruiscono una relazione.

I temi narrativi fondamentali del drama

La categoria in cui si colloca il drama – il noona romance – non è un semplice elemento della trama. E’ piuttosto la chiave per leggere l’intero impianto narrativo. La differenza d’età tra i due protagonisti fa esplodere dinamiche familiari, aspettative sociali e mette in luce un sistema culturale in cui il volere della collettività ha spesso la precedenza sui bisogni individuali.

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Jin-ah è una donna adulta che conosce benissimo i limiti del mondo in cui vive. Non è una protagonista ingenua, né una ribelle. È una persona che oscilla costantemente tra ciò che desidera e ciò che ritiene giusto fare, stretta tra un’educazione rigida e un sentimento che non sa più come contenere.

Something in the Rain: una delle figure materne più odiate nella storia dei drama

Il rapporto con la madre è emblematico. Non è soltanto l’opposizione classica della figura genitoriale che “non approva” la relazione della figlia. E la rappresentazione di una famiglia matriarcale in cui l’autorità coincide con il controllo assoluto sulla sua vita.

Something in the Rain madre odiosa

Questo crea il conflitto più potente all’interno del drama, quello che mette a dura prova la protagonista (e gli spettatori). La sceneggiatura mostra con precisione il peso che può avere una madre che pretende, giudica, indirizza.

Per comprendere davvero il comportamento della madre di Jin-ah è necessario conoscere qualcosa della società coreana, profondamente influenzata dal confucianesimo (trovi un approfondimento qui). Un sistema di valori in cui ai genitori è dovuto un rispetto quasi assoluto, e in cui i figli — anche da adulti — sono chiamati a non contraddirli, a non sfidarne l’autorità e a mantenere l’armonia familiare a ogni costo.

Questo però non rende meno irritanti agli occhi di noi occidentali il suo bisogno di controllo, spesso brutale, sulla vita della figlia — una donna di trentacinque anni — né il fatto che Jin-ah accetti passivamente questo potere così invadente.

È un rapporto soffocante, costruito con grande maestria, e interpretato in modo straordinario da Gil Hae-yeon, che riesce a rendere credibile un personaggio scomodo, autoritario e terribilmente umano nella sua rigidità.

Something in the Rain è un drama che ha molto da dire anche sul lavoro, sulla precarietà delle donne nei contesti aziendali coreani e sulla fatica quotidiana di navigare molestie, favoritismi e silenzi imposti.

È un tema che non ruba mai la scena alla storia d’amore, ma lo accompagna. Jin-ah non vive i suoi sentimenti nel vuoto, li vive in una struttura sociale che continuamente la limita e che spesso la mortifica. Questo rende il suo percorso ancora più coinvolgente.

Something in the Rain trama recensione

Ma la vera colonna portante della serie è la chimica tra i protagonisti. Son Ye-jin e Jung Hae-in offrono due interpretazioni straordinarie. Non c’è mai artificio, mai una nota stonata. Lui porta un’energia luminosa e affettuosa. Lei un misto di forza e vulnerabilità. Insieme formano una coppia che non “interpreta” l’amore: lo lascia accadere sullo schermo.

E infine, la colonna sonora. Anche in questo caso gli spettatori si dividono, perché l’OST viene effettivamente ripetuta molto spesso, quasi ossessivamente (si pensi ai brani Stand by Your Man, cantata da Tammy Wynette e Something in the Rain di Rachael Yamagata). Questa scelta, per alcuni, diventa fastidiosa, finendo per sovraccaricare le scene.

Personalmente, la musica è uno degli aspetti che mi è rimasto più impresso. E’ bellissima, struggente, costruita ad arte per avvolgere lo spettatore in un’atmosfera dolce e malinconica che, episodio dopo episodio, finisce col diventare parte dell’identità stessa del drama.

Something in the Rain non è un drama perfetto. La seconda parte è più faticosa, più lenta e sofferta. Ma è proprio in questa scelta, cioè nel rifiuto di un facile romanticismo, che a mio avviso la serie trova la sua forza.

Racconta ciò che accade quando l’amore deve confrontarsi con la realtà, quando non bastano più i sorrisi sotto la pioggia, le pedalate in bici, le mani che si sfiorano, la passione che unisce. Insomma, quando il cuore non può fare tutto da solo.

Quando si parla di questo drama, tutti immancabilmente citano la delusione per il finale. E’ affrettato, tirato via, poco soddisfacente. E non mentirò affermando il contrario. Jin-ah e Joon-hee meritavano sicuramente di meglio. Ma basta questo a rovinare un drama che mi ha regalato emozioni, farfalle nello stomaco e un’incredibile rappresentazione dell’amore? No, non basta.

Something in the rain drama finale

Per me Something in the Rain è un drama-cult. Lo è per ciò che costruisce, non per come chiude. È uno di quei titoli in cui perfino il difetto diventa parte del valore complessivo: una frattura che non indebolisce la struttura, ma la rende più reale.

Insomma, è un drama che funziona perché è autentico, non perché è impeccabile. E continua a restare nella memoria non per il suo epilogo, ma per il modo in cui dà forma ai sentimenti.

Voto: 9

Dove vederlo: Netflix, Viki

Numero episodi: 16

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