Nel mio ultimo articolo abbiamo iniziato un viaggio per smascherare i falsi miti della skincare coreana, scoprendo che dietro a una pelle luminosa non ci sono rituali miracolosi o routine infinite, ma scelte consapevoli. Abbiamo visto che un packaging accattivante o un layering eccessivo non sono garanzie di efficacia, e che “naturale” non significa automaticamente delicato.
Ma per passare dalla teoria alla pratica, c’è un ostacolo che spaventa quasi tutti: l’etichetta degli ingredienti, detta INCI.
Quante volte avete girato un flacone e vi siete trovati davanti a una lista lunghissima di nomi difficili, tecnici e sigle poco familiari? È proprio lì che molti si fermano, affidandosi solo alle promesse pubblicitarie del prodotto.
In questa guida voglio darvi una bussola per leggere l’INCI senza impazzire. Non serve una laurea in chimica: bastano poche regole fondamentali per comprendere con maggiore consapevolezza cosa state mettendo sulla vostra pelle.
Partiamo dalle basi: che cos’è l’INCI e come è strutturato
INCI è l’acronimo di International Nomenclature of Cosmetic Ingredients. In parole semplici, è il sistema internazionale che standardizza i nomi degli ingredienti, una sorta di linguaggio universale creato affinché un componente sia riconoscibile ovunque, indipendentemente dal Paese in cui il cosmetico viene venduto.
In Europa la lista degli ingredienti è obbligatoria per legge (Regolamento CE 1223/2009). Ogni flacone che avete in bagno deve riportare per intero la lista delle sostanze presenti.
Per leggerlo correttamente, dovete conoscere la Regola d’Oro: gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente di concentrazione.
- IN ALTO troviamo gli ingredienti presenti in maggiore quantità (quasi sempre il primo è l’acqua, indicata come Aqua).
- AL CENTRO E IN FONDO troviamo le sostanze presenti in dosi minori.
- SOTTO L’1% gli ingredienti (spesso conservanti, coloranti o profumi) possono essere elencati in ordine sparso.
Capire che l’INCI ha una struttura gerarchica è il primo passo per non farsi ingannare. Non conta solo cosa c’è dentro un prodotto, ma soprattutto quanto ce n’è.
La regola dei “Top 5”
Dal momento che l’INCI segue un ordine decrescente di concentrazione (almeno fino all’1%), non serve leggere ogni singolo nome. Concentrarsi sui primi 5–7 ingredienti è già un ottimo punto di partenza: sono loro, infatti, a costituire la base della formula.
- ALL’INIZIO: troviamo di solito la base della formula. Acqua, solventi, emollienti, siliconi o agenti che danno struttura e consistenza al prodotto.
- DAL CENTRO ALLA FINE: compaiono gli ingredienti presenti in quantità inferiori, quali gli attivi specifici, gli estratti botanici, i regolatori di pH, i sistemi conservanti e le componenti del profumo.
PUBBLICITÀ INGANNEVOLE? Se un marchio dichiara la presenza di un ingrediente ‘star’ (per esempio reclamizza una maschera 24k Gold, all’oro 24 carati), ma nell’INCI quell’ingrediente lo troviamo in basso, è un segnale importante. Significa che l’oro non è tra i componenti principali della formula. Questo non lo rende automaticamente inutile, ma aiuta a ridimensionare le aspettative.
Analisi pratica: leggiamo l’INCI di una maschera in tessuto coreana
Prendiamo come esempio l’INCI di una mia maschera in tessuto coreana Dr. Jart+ Porecting Solution.


- LA TOP 5 è molto chiara. Abbiamo Water/Aqua/Eau al primo posto. Significa che l’acqua è l’ingrediente presente in percentuale maggiore. Subito dopo troviamo Disiloxane, un silicone leggero e volatile: serve a rendere la texture più scorrevole e a lasciare sulla pelle una sensazione liscia e “asciutta”, non unta.
La Glycerin è un umettante classico: attira e trattiene acqua negli strati superficiali della pelle, contribuendo all’idratazione.
Poi compaiono Dipropylene Glycol e Pentylene Glycol. Sono solventi, cioè sostanze che aiutano a sciogliere e distribuire uniformemente gli altri ingredienti; allo stesso tempo hanno anche una funzione umettante, quindi contribuiscono a mantenere la pelle idratata.
Tradotto: qui il focus è soprattutto idratazione e comfort immediato, con una texture piacevole. - GLI ATTIVI FUNZIONALI: scendendo, troviamo gli estratti vegetali. Panthenol e Allantoin sono spesso usati per supportare la barriera e dare una sensazione lenitiva; la Caffeine è un ingrediente comune nei prodotti per il viso, pensati per un effetto ‘defaticante’.
- IL FONDO DELLA LISTA: più in basso compaiono diversi oli essenziali e il Limonene. Si tratta di uno dei componenti allergenici del profumo che viene dichiarato in etichetta quando presente oltre le soglie previste.
Nota per le pelli reattive: per una pelle normale non è un problema. Per chi ha una pelle molto sensibile o facilmente reattiva, invece, è un’informazione da tenere presente.
Lingue diverse, significati diversi!
Un altro elemento che spaventa chi legge un INCI è la lingua. Perché alcuni nomi sono in latino, altri in inglese, altri ancora sembrano formule di laboratorio? Non è casuale. E’ un codice preciso che ci dice subito con che tipo di ingrediente abbiamo a che fare.
- I NOMI IN LATINO vengono utilizzati soprattutto per identificare gli ingredienti di origine vegetale attraverso la loro denominazione botanica ufficiale.
Esempio: Prunus Amygdalus Dulcis Oil indica l’olio ricavato dal mandorlo dolce. È un modo standardizzato per evitare ambiguità tra Paesi diversi. - I NOMI IN INGLESE E LE FORMULE CHIMICHE (come Glycerin, Sodium Hyaluronate, Niacinamide) indicano invece sostanze definite dal punto di vista chimico.
Possono essere di origine naturale, sintetica o derivata. L’INCI, infatti, non distingue tra “naturale” e “artificiale”, ma identifica la sostanza in modo univoco.
Il punto chiave: la lingua non dice se un ingrediente è “buono” o “cattivo”. Dice solo che tipo di sostanza è. Un nome che sembra uscito da un laboratorio non deve spaventare. Spesso indica semplicemente una molecola ben precisa.

I “falsi amici”: oltre il marketing del “senza…”
Siamo costantemente bombardati da claim pubblicitari che urlano cosa non c’è in un flacone: senza siliconi, senza profumo, senza parabeni. Ma attenzione: queste scritte possono essere dei “falsi amici”.
- L’ILLUSIONE DEL “SENZA…”: prendiamo la scritta “Senza parabeni”. I parabeni sono una famiglia di conservanti utilizzati per proteggere i cosmetici dalla proliferazione di batteri e muffe. Molti potrebbero pensare che quella scritta significhi “più sicuro” o addirittura “senza conservanti”. Non è così.
Se un prodotto contiene acqua (e molti la contengono), ha bisogno di un sistema conservante per restare sicuro e stabile nel tempo. Se non vengono utilizzati i parabeni, verranno impiegate altre sostanze con la stessa funzione.
Questo non è un problema. Anzi, è una necessità tecnica. Senza conservazione adeguata un cosmetico potrebbe contaminarsi. La differenza la fanno la specifica sostanza usata, la concentrazione e, naturalmente, il tipo di pelle. - COSA CERCARE DAVVERO: la qualità di un cosmetico non si giudica da ciò che viene escluso, ma dalla qualità e dall’equilibrio di ciò che c’è all’interno della formula.
- OLTRE LE PROMESSE DELLA PUBBLICITÀ: non scartate un prodotto solo perché non segue l’ultimo trend del “free-from”, ossia “senza…” qualcosa. L’aspetto più importante è imparare a guardare l’INCI nella sua totalità, per valutare se la formula nel suo insieme è coerente con le esigenze della nostra pelle.
Il consiglio smart: invece di farvi guidare dalla paura di un singolo ingrediente, cercate trasparenza e coerenza formulativa. La pelle non beneficia dell’assenza di qualcosa, ma della presenza di prodotti scelti e bilanciati con criterio.
Prossimamente: tutti i “falsi amici” della skincare
Imparare a leggere l’INCI è il vostro superpotere per non farvi più abbagliare dalle promesse del marketing. Il claim “Senza parabeni” che abbiamo visto in questo articolo è solo la punta dell’iceberg. Esistono molti altri “falsi amici” che popolano i nostri scaffali, ed è bene imparare a riconoscerli.
- “Senza siliconi”: i siliconi sono davvero dannosi o hanno una funzione precisa nella formula?
- “Dermatologicamente testato”: cosa significa in termini concreti?
- “Senza profumo”: è sempre sinonimo di maggiore delicatezza sulla pelle?
Nei prossimi articoli analizzeremo questi claim con metodo e obiettività, per capire cosa indicano realmente e come interpretarli senza pregiudizi.
Hai un dubbio su un claim specifico che leggi sempre sui tuoi prodotti preferiti? Scrivimelo nei commenti o sui social. Potrebbe diventare il tema del mio prossimo approfondimento!
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