Una pessima madre ideale, 2023

Una pessima madre ideale Netflix recensione drama

Si è appena concluso su Netflix il fortunato drama con Lee Do-hyun e Ra Mi-ran che in Corea del Sud è entrato di prepotenza nella classifica delle 25 migliori serie TV di tutti i tempi. E che in Italia sembra stia replicando un analogo successo.

Una pessima madre ideale: la trama in breve

Una coppia di allevatori di maiali dà alla luce un bambino. La madre, dopo essere rimasta vedova, educa il figlio in maniera estremamente rigorosa, spingendolo a diventare procuratore affinché acquisisca potere e prestigio, e faccia luce sull’oscura morte del padre – ucciso a suo tempo dal braccio destro di un procuratore ambizioso e senza scrupoli.

Una volta diventato procuratore a sua volta, il figlio rimane vittima di una macchinazione ordita contro di lui proprio dal mandante dell’omicidio del padre ma, anziché morire, le sue capacità mentali ne vengono fortemente compromesse.

Tornato quindi a vivere nella sua casa d’infanzia, il figlio potrà in qualche modo creare un nuovo legame con la madre, senza tuttavia dimenticare il piano originale: consegnare i cattivi alla giustizia e veder trionfare il bene.

Una pessima madre ideale – Recensione

L’atmosfera bucolica. Pro e contro

Il drama ha innumerevoli pregi, perché indubbiamente è fatto per piacere.

Il primo tra questi è l’atmosfera bucolica del villaggio pittoresco in cui la maggior parte delle puntate sono ambientate, con i coloriti abitanti che lo animano, e a cui lo show affida la parte più divertente e comica; i gemelli, bravissimi e adorabili nel recitare la loro parte; i maialini rosa e graziosi che ogni tanto corrono qua e là per le strade.

E’ il tocco caratteristico di alcuni kdrama corali (ad esempio Hometown Cha Cha Cha o Our Blues). I personaggi secondari assumono un ruolo che non è solo di contorno, ma arricchisce lo show regalando momenti di condivisione e confronto autenticamente emozionanti.

In questo drama, tuttavia, la qualità dei secondari non è all’altezza dei sopracitati Hometown Cha Cha Cha o Our Blues, solo per dirne due. Non ne hanno lo spessore, si limitano a essere per lo più macchiette.

The good bad mother recensione Netflix finale

Mi riferisco, ad esempio, al povero Bang Sam-shik, il ladro del villaggio, sempre impegnato in imprese goffamente mal riuscite. Suscita qualche sorriso, è vero, ma più per pena che per simpatia.

La storyline della moglie del capo villaggio (interpretata da Park Bo-Kyung, già vista in Piccole Donne) ce la descrive come figlia di un boss della yakuza giapponese, il che spiegherebbe come mai la donna appaia sempre nascosta dietro curiose maschere di bellezza. Ma il finale è tutt’altro che soddisfacente, anzi, lo definirei affrettato e poco convincente. Quando finalmente riusciamo a vedere il suo volto non proviamo la soddisfazione che ci saremmo attesi, e la chiusura di quella vicenda è proprio tirata via in modo forzato.

Potrei dire lo stesso di altri personaggi, ma il concetto è chiaro. Nell’insieme il risultato è piacevole ma non eccellente. I personaggi ballano, cantano, piangono e ridono in modo un po’ melodrammatico. La sensazione che ne ho avuto è di una trama costruita a tavolino, fatta apposta per suscitare lacrime e compassione. A mio avviso, in tutto questo manca un pizzico di autenticità.

Una delle cause è da riscontrare nel fatto che i personaggi sono bidimensionali.

Personaggi senza sfumature

Dov’è che Una pessima madre ideale manca l’obiettivo? A dispetto del titolo, in cui si suggerisce che noi vedremo una madre cattiva, sì, ma a suo modo perfetta, i personaggi in realtà non hanno sfumature o profondità. Non cambiano, non evolvono.

Fatta eccezione per la madre – di cui parlerò dopo – i buoni sono buoni senza vacillare. E i cattivi sono dei gran cattivoni da manuale. Questo non giova molto allo sviluppo della trama né all’indagine psicologica dei personaggi, che di fatto è inesistente.

E’ vero: all’inizio non riusciamo bene a inquadrare la figura del figlio. Non capiamo se sia ‘buono’ oppure ‘cattivo’, ma è una confusione che viene ben presto dissipata. Chiarito il dubbio, ciò che ci tiene incollati allo schermo non è certo la domanda su come andrà a finire il drama. Lo sappiamo bene. Cos’è che piace tanto in Una pessima madre ideale?

L’incredibile carisma di Lee Do-hyun

Innegabile che un ruolo fondamentale in questa serie lo rivesta l’interpretazione magistrale di Lee Do-hyun, che è perfetto nel giocare due parti in modo tanto convincente.

Lee Do-hyun Pessima Madre Ideale recensione drama coreano

Il giovane attore ha carisma da vendere, sia che si tratti di interpretare un giovane freddo e calcolatore, sia che debba rivestire il ruolo di un bambinone bisognoso di cure. E’ semplicemente magnetico appena appare sullo schermo, e rende credibile ogni emozione senza sforzo apparente.

Tra gli attori della nuova generazione (quelli sotto i 30 anni) è indubbiamente il più bravo, e il successo che sta ottenendo ne è la prova. Accanto a un’attrice del calibro di Ra Mi-ran, le sue performance attoriali hanno brillato giocando, secondo me, un ruolo preponderante nella riuscita dello show.

Ma di cosa parla davvero Una pessima madre ideale?

Stando al titolo, il focus del drama dovrebbe essere la madre e il suo amore imperfetto per il figlio. In realtà non è così. Almeno, non è così che io l’ho interpretato. Per me è la storia dell’amore incondizionato di un figlio per la madre, un amore tanto grande che il figlio mette da parte se stesso pur di far felice lei – anche dopo la morte.

E’ la storia di un figlio che si lascia plasmare, tormentare, manipolare e comandare da una madre dispotica che non conosce e non rispetta i bisogni di suo figlio, che li calpesta continuamente, crudelmente e sistematicamente, chiamando questi soprusi col nome di “amore materno”.

Ora, so che lo show è altamente emotivo. Anche io ho pianto e mi sono commossa. Tuttavia mette in scena dinamiche tossiche che mi hanno fortemente disturbato. Non si può giustificare ogni atto nel nome di un “bene superiore”, ogni tortura e ingerenza dicendo «L’ho fatto per te».

Buttare un figlio disabile nell’acqua gelata nella speranza che nuoti è criminale. Togliergli ogni giorno il cibo nell’età della crescita è disumano. Non lasciarlo mai giocare con gli amici è insensibile. E potrei continuare.

Qual è il messaggio che il drama ci vuole dare? Io non l’ho capito fino in fondo, perché è un messaggio confuso. Questo figlio fa di tutto per la madre, realizza i suoi sogni di vendetta prima che lei muoia, e diventa un allevatore di maiali proprio come sua madre aveva desiderato. Ma lui? Lui cosa voleva dalla vita? Rimarrà un mistero per sempre, anche (sospetto) per lui stesso.

La madre. Pessima, ma non ideale

E concludiamo con la protagonista di questo drama: la madre, l’unico personaggio che di fatto abbia avuto un’evoluzione.

Pessima madre ideale protagonisti Lee Do-hyun Ra Mi-ran

Lei era semplicemente una madre violenta e abusiva, chiamiamo le cose con il loro nome. Era violenta quando voleva che il figlio primeggiasse e fosse il migliore a scuola. Ed è rimasta violenta anche quando suo figlio è diventato disabile.

Certo, gli sceneggiatori hanno fatto di tutto per farci entrare in empatia con il suo personaggio, addirittura facendola ammalare. Ciò non toglie che, anche nel momento in cui lei si rende conto di aver sbagliato in passato, non smette di essere prepotente.

Non ho apprezzato il fatto che ci venisse detto che gli abusi su questo ragazzo erano in qualche modo giustificati perché doveva diventare autonomo il prima possibile. Personalmente, li ho trovati sgradevoli, gratuiti ed eccessivi. Sono sicura che la donna avrebbe potuto usare altri metodi che non implicassero la violenza, la cattiveria, la freddezza.

E’ vero: alla fine chiede scusa. Ma solo io ho provato un brivido quando ha detto a suo figlio che il suo più grande desiderio sarebbe stato quello di poter tornare a essere sua madre in una nuova vita?

Considerazioni finali

Potrebbe sembrare strano detto a questo punto, ma ho apprezzato molte cose di questo drama. E’ piacevole, si guarda bene, la storia funziona e la recitazione è a dir poco strepitosa.

Quello che purtroppo mi limita nel giudizio finale e che mi ha profondamente urtato è l’enfasi retorica che si è voluto dare a una tipologia di figura materna che ritengo nociva, deleteria e del tutto negativa. L’aspetto peggiore non è averla rappresentata sullo schermo: l’aspetto peggiore è averla rappresentata positivamente sullo schermo.

Il messaggio che arriva è: sì, vabbè, ha tentato di affogare ripetutamente il figlio disabile, ma visto che ‘poverina’ era malata, l’ha fatto per il suo bene.

Ecco, no. Non si può mai e dico mai, empatizzare con i violenti (nemmeno se sono i genitori). E per me questo drama è uno spreco di tempo, talento ed energie, che potevano essere impiegate nel veicolare un messaggio più edificante.

Voto: 6

Dove vederlo: Netflix

Numero episodi: 14

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4 risposte a “Una pessima madre ideale, 2023”

  1. Condivido in pieno la tua recensione, tanto che l’ho lasciato a metà… Francamente i siparietti divertenti sugli abitanti del villaggio mi sono sembrati eccessivi, tanto da farli sembrare dei cretini. La madre è, per me, la peggior figura raccontata in un drama e il sacrificio del figlio, inspiegabile se non rientrando nel patologico… Ci vorrebbe una seduta psicoanalitica per continuare fino alla fine. Davvero un peccato avevo grandi aspettative

  2. Da madre , potrei dire che con toni sicuramente amplificati propone un qualcosa che spesso i genitori fanno.. proiettare sui figli sogni e aspettative non realizzati, indirizzando in qualche modo la scelta delle attività e delle cose che nessun bambino potrebbe scegliere da solo (e da allenatrice , ne ho visti di bambini mandati a fare calcio per avere il grande calciatore o a far atletica sperando nel nuovo bolt e non pochi) . Ho uno dei figli disabili .. a volte si forzano un po’ le cose perché se no adagiarsi in un mondo di comfort zones non aiuta a sopravvivere nella realtà , dove diciamocelo , il disabile è pari al nulla .. non so . Io ho apprezzato , ma ripeto . Da mamma so che un figlio non arriva col manuale delle istruzioni e tutti noi genitori sbagliamo

    1. Grazie per il commento, che ho apprezzato molto, e per l’esperienza che hai voluto condividere qui.
      Eè vero: i figli non arrivano con il manuale di istruzioni. Si sbaglia, tutti sbagliamo. Se dovessi recensire questo drama oggi, il mio giudizio probabilmente sarebbe un po’ meno severo.
      Un abbraccio.

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