Verità sulla Corea: quello che i social non dicono

Verità Corea quello che i social non dicono

Man mano che la Corea del Sud guadagna popolarità a livello globale, assistiamo a una proliferazione di cosiddetti esperti sui social media, pronti a condividere la loro conoscenza – diciamo così. Tra informazioni superficiali, mezze verità e talvolta pura disinformazione, spesso basate solo sui drama o su brevi soggiorni turistici, si diffondono narrazioni che molti follower accolgono fidandosi ciecamente. È facile infatti cadere nella trappola di credere che queste rappresentazioni siano l’intera verità sulla Corea…

In questo articolo, tenteremo di scardinare alcuni dei miti più diffusi e persistenti sulla Corea e i coreani che circolano online. Esploreremo le radici di questi cliché e metteremo alla prova se corrispondano o meno alla realtà coreana. Preparatevi a sfidare le vostre convinzioni e ad avvicinarvi un po’ di più alla verità.

Una delle affermazioni che ho sentito più spesso online è relativa al fatto che i coreani siano accoglienti con gli stranieri. Addirittura ne aveva parlato Selvaggia Lucarelli. Di ritorno dalla sua vacanza in Corea del Sud, durante una conferenza all’Istituto Culturale Coreano (che potete vedere qui), aveva affermato di non aver mai sentito su di sé sguardi ‘diversi’ per il fatto di essere bionda e occidentale.

Ascoltando queste parole, ammetto di aver provato una certa incredulità. La Lucarelli di solito ha un’acuta capacità di interpretare la realtà. Tuttavia, l’esperienza che lei descrive contrasta non solo con quella personale, che ho vissuto durante il mio lungo soggiorno in Corea, ma anche con le testimonianze di molti altri occidentali. Quella della Lucarelli è solo una delle voci che girano online, quella sicuramente più autorevole. Se ne trovano altre, di piccoli influencer che vanno raccontando di quanto i coreani siano friendly e amichevoli con gli stranieri.

Da un lato, è indiscutibile che ognuno di noi viva esperienze uniche e, certamente, alcune di queste possono essere estremamente positive. Tuttavia, è importante considerare un aspetto fondamentale: sebbene i coreani siano un popolo educato, manieroso e tendenzialmente cerimonioso, spesso non si dimostrano particolarmente ospitali nei confronti degli stranieri. Le ragioni sono tante e hanno radici nel passato storico del Paese.

I motivi storici e sociali della poca ospitalità coreana

Una delle caratteristiche distintive della Corea del Sud è l’omogeneità etnica. Circa il 96% delle persone sono etnicamente coreane, rendendo il Paese uno dei più omogenei al mondo. Questo ha un impatto profondo non solo sull’identità nazionale, ma anche sulle relazioni sociali.

Da un lato questa alta omogeneità rafforza il senso di unità e appartenenza tra i coreani, il che porta a uno spiccato orgoglio nazionale. Dall’altro, però, crea una netta distinzione tra i cittadini coreani e chi viene da fuori. In Corea, questa netta maggioranza etnica ha contribuito a formare una barriera implicita, una sorta di confine invisibile tra “loro”, cioè i coreani, e “gli altri”, cioè gli stranieri. Questo può far sì che gli stranieri che arrivano nel Paese si sentano spesso outsider, percepiti come differenti e separati dalla comunità coreana principale.

Credo che molti di voi seguano su YouTube Seoul Mafia. Italiano che vive a Seoul da oltre 10 anni, spesso ha sottolineato nei suoi video, pur caratterizzati da un tono leggero e scherzoso, quanto sia difficile essere uno straniero in Corea. In tutti gli ambiti della vita: da quello lavorativo a quello sentimentale.

Inoltre, non bisogna dimenticare che la storia della Corea è segnata da invasioni e dominazioni straniere, e questo ha lasciato un’eredità di diffidenza verso l’esterno, che può manifestarsi in una certa riservatezza nei confronti di chi viene da fuori. Anche se la Corea del Sud è oggi una delle economie più avanzate del mondo, questi retaggi storici possono ancora influenzare le dinamiche sociali.

Quindi, ricapitolando, nonostante la cortesia e la formalità siano profondamente radicate nella cultura coreana, queste non sempre si traducono in una vera accoglienza o in una inclusione attiva degli stranieri nella vita quotidiana della comunità. Gli stranieri possono trovare sfide nel sentirsi parte integrante della società coreana, nonostante vivano, lavorino o studino nel Paese.

E’ vero che ultimamente ci sono i segnali di un’apertura. Il governo coreano sta gradualmente adottando politiche più aperte verso gli stranieri, come l’introduzione di visti più flessibili e programmi televisivi per talenti stranieri, riconoscendo la necessità di una maggiore diversità in una società invecchiata e con bassi tassi di natalità. Tuttavia, cambiare l’atteggiamento culturale e la percezione pubblica richiede tempo e, a volte, questi cambiamenti non si traducono immediatamente in un’accettazione più ampia a livello sociale.

In un mio articolo sulle cose che non mi piacciono della Corea avevo descritto la consuetudine di sputare per strada. Parlandone sui social, questo fatto aveva suscitano un certo scalpore. Sia i follower sia altri influencer, che hanno visitato per brevi periodi il Paese, hanno affermato (quasi piccati) di non aver mai visto i coreani sputare.

Coreani sputano

Ora, non c’è alcun intento di offendere nel riportare questa abitudine dei coreani, ma vi garantisco che è profondamente radicata nella società. Studi comparativi condotti da un professore universitario di Sociologia alla Plymouth University hanno esaminato le pratiche di sputare in diverse culture asiatiche, tra cui quella indiana, cinese e coreana. Ha scoperto motivazioni interessanti dietro questo comportamento. In Cina, ad esempio, è stato osservato che sputare è spesso legato a una sorta di rituale di purificazione, un modo per espellere il male o le malattie dal corpo.

In Corea, invece, il gesto di sputare è associato al fumo. I fumatori, infatti, per alleviare il disagio causato dalle secrezioni alle vie respiratorie, ricorrono spesso a questo gesto. Si tratta quindi di una pratica meno legata a credenze rituali e più a un comportamento indotto dal fumo, appunto. Se andrete in Corea fateci attenzione. Specie nelle aree fumatori noterete delle pozze sospette vicino ai posaceneri, e vi accorgerete che gli uomini intenti a fumari scaracchiano spesso e volentieri.

Potrei iniziare tutto un capitolo sul cibo, che non è esente da scivoloni ed esaltazioni solo per il fatto di essere ‘coreano’. Se è coreano allora è buono. I gusti sono insindacabili e non parlerò di questo. Ciò che mi infastidisce è la poca conoscenza che sta dietro i contenuti condivisi con migliaia e migliaia di follower – che tendono a credere alla veridicità di tutto ciò che viene detto, spesso con scarsissima conoscenza. Farò un solo esempio per tutti.

Vedo “wannabe influencer” affermare che i Naengmyeon, i noodle freddi, sarebbero un tipico piatto estivo, solo perché vengono serviti in un brodo ghiacciato, brodo condito con cetrioli, pere, ravanelli e uova sode. Questo conferisce un sapore delicato ma fortemente erbaceo (ne avevo parlato qui). E’ vero che il piatto è disponibile tutto l’anno e, data la sua freschezza, molto apprezzato in estate.

Naengmyeon noodle freddi cucina coreana

In realtà, però, i Naengmyeon sono un piatto invernale. Perché? Perché dato il loro sapore e consistenza sono ideali per essere gustati alla fine di un caldo e sostanzioso barbecue coreano. Così è mi è stato insegnato a mangiarli in Corea, e in effetti devo dire che è un piatto che ‘pulisce’ la bocca, la sgrassa, lasciando una sensazione di freschezza e leggerezza.

Questo è solo un esempio, che però a mio avviso rende l’idea della molta approssimazione e della poca preparazione che c’è online.

C’è poi un’ampia categoria di influencer che tende a esaltare tutto ciò che è Made in Korea, descrivendolo come bellissimo, stupendo e meraviglioso. Capisco bene la fascinazione che deriva dal guardare i drama – anch’io ne sono completamente affascinata, al punto che ne ho fatto la mia professione.

Tuttavia, come in tutte le cose, è fondamentale mantenere una visione equilibrata e cercare di valutare con imparzialità. Non tutto ciò che proviene dalla Corea è perfetto, e riconoscere questo aiuta a costruire un’immagine più realistica e completa del Paese, contribuendo a un apprezzamento più profondo e consapevole della sua cultura e dei suoi prodotti.

Non ogni drama può essere il capolavoro del secolo, non ogni attore può essere il più talentuoso del mondo, non ogni prodotto cosmetico coreano può rivoluzionare la skincare, e così via. Mentre è naturale essere entusiasti delle cose che amiamo, è altrettanto importante esercitare un minimo di giudizio critico. Questo aiuta a evitare la creazione di aspettative irrealistiche e promuove una comprensione più autentica e matura della cultura coreana. Mi capita sempre più spesso di vedere creator che esaltano tutto ciò che è coreano, solo per il fatto che è coreano. Facciamo un esempio.

Tutti i coreani sono belli come Park Seo-joon

A una famosa influencer, che tornava da un viaggio a Seoul, è stato chiesto: «Come sono i coreani nella realtà?» e lei ha risposto ammiccante: «Volete sapere la verità? Sono tutti bellissimi» Le sue follower sono impazzite di gioia. Io francamente trasecolavo.

Park Seo-joon coreani belli

Non è per i coreani in sé, è per l’affermazione. Ditemi, esiste forse un Paese nel mondo dove tutti gli abitanti sono bellissimi, senza eccezione? Se esiste, mi trasferisco domani. Lasciarsi andare ad affermazioni intellettualmente poco oneste solo per far piacere alla propria audience dal mio punto di vista non è giusto, non è corretto e non rende un buon servizio alla comunità online. Non è solo questione di essere onesti in nome di un astratto “senso etico”, ma anche di rispetto verso chi ci segue.

Alimentare miti irrealistici non aiuta nessuno; anzi, rischia di deludere e di confondere. Restando in tema: se andrete in Corea vi renderete conto che i coreani non sono tutti bellissimi come Park Seo-joon, anzi. Ma lo stesso si può dire degli italiani, che non sono tutti affascinanti come attori di cinema.

I coreani e la chirurgia plastica: miti da sfatare

Mi ha fatto sorridere un’affermazione contenuta nella già citata intervista della Lucarelli. Anche lei, purtroppo, vittima di questo stereotipo secondo cui tutti i coreani sono belli. Parlò della chirurgia plastica, diffusissima nel Paese, lanciandosi in affermazioni che definirei azzardate. Disse che i coreani sono orgogliosamente orientali e nella loro ricerca della bellezza esteriore non tentano in alcun modo di assomigliare agli occidentali, ma ritoccandosi esaltano un tipo di bellezza tipicamente orientale.

Non è assolutamente vero, anzi. Direi che non c’è nulla di più falso di questa affermazione. Ne abbiamo parlato in un articolo dedicato proprio alla chirurgia plastica in Corea, che potete trovare qui. Statistiche alla mano, gli interventi più ricercati dai coreani sono la doppia palpebra (che loro non hanno). L’obiettivo? Quello di ottenere uno sguardo più “occidentale”. Un altro intervento è il rimodellamento del ponte del naso, che loro hanno piatto. Perché lo vogliono accentuare? Perché apprezzano i nasi pronunciati degli occidentali. Inoltre, desiderano avere zigomi snelli e volti piccoli, laddove i coreani per natura li avrebbero grandi e larghi. E potrei continuare, parlando di seno, muscoli e proporzioni – ma mi fermo perché credo di aver reso l’idea.

Il vero valore sta nel fornire esperienze autentiche che arricchiscono la comprensione collettiva, offrendo informazioni complete, oneste e corrette. Sono fermamente convinta che per amare una cultura la si debba conoscere in toto, nei suoi aspetti belli e in quelli meno belli, celebrando tutte le sue sfaccettature.

Prima dell’amore, però, deve venire la conoscenza – che non è un “sentito dire”, una generalizzazione che nasce dalla superficialità. Avvicinarsi alle altre culture con obiettività e mente aperta non solo ci permette di esplorarle in profondità, ma ci fa anche innamorare di esse ancor più radicalmente. La bellezza della Corea e delle sue tradizioni sono indiscutibili, ma non dobbiamo lasciare che l’ammirazione ci impedisca di vedere e discutere apertamente anche i suoi lati meno perfetti.

Spero che questo viaggio negli stereotipi e nei miti che circolano in Rete vi abbia in qualche modo interessato e fatto appassionare ancora di più, rivelandovi aspetti meno noti ma più autentici di un Paese che merita di essere apprezzato per quello che è, e non per una rappresentazione idealizzata e superficiale.

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4 risposte a “Verità sulla Corea: quello che i social non dicono”

  1. Bell’articolo, equilibrato ed illuminante.

  2. Da appassionata, ti ringrazio tantissimo per la tua analisi obiettiva ed onesta.
    Bisogna cercare di guardare le cose con un minimo di realismo e il tuo articolo fa luce su quei luoghi comuni e falsi miti, che inondano oramai da tempo il web.

    Complimenti per il tuo lavoro!
    Sicuramente continuerò a seguirti 😀

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