Tra i film coreani più commentati online nelle ultime settimane c’è Pavane, disponibile su Netflix e interpretato da Go Ah-sung, Moon Sang-min e Byun Yo-han – l’indimenticabile fidanzato di Ae-sin in Mr. Sunshine.
Molti lo trovano intenso e commovente, ed è la ragione per cui l’ho approcciato con alte aspettative. In questa recensione vedremo nel dettaglio i motivi per cui a mio avviso la pellicola è purtroppo altamente deludente.
Partiamo come sempre dalla descrizione in breve della trama.
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Pavane, la trama in breve
La storia ruota attorno a tre personaggi. Mi-jeong è una giovane donna segnata da problemi economici e da un profondo senso di isolamento. La sua esistenza incrocia quella di Gyeong-rok, un ragazzo sensibile e introverso con un’infanzia difficile, e di Yo-han, un anomalo chaebol tormentato, in cerca del proprio posto nel mondo.

Il film parte da un’idea interessante: l’incontro tra persone fragili, segnate dalla solitudine, che trovano nell’altro una forma di accettazione e comprensione reciproca.
L’inizio è promettente, perché sembra voler raccontare una connessione tra individui comuni, senza grandi dichiarazioni romantiche o fantasie salvifiche. Il loro incontro innescherà un cambiamento che spingerà i protagonisti verso un percorso di trasformazione personale.
Pavane, la recensione del film
Il film sembra voler mandare un messaggio potente: le persone possono incontrarsi e riconoscersi semplicemente perché condividono la stessa fragilità. Purtroppo, però, strada facendo mostra alcuni limiti strutturali che ne compromettono l’efficacia.
Personaggi senza background
Il primo limite riguarda i personaggi, che restano sorprendentemente privi di un vero background. Lo spettatore riceve solo accenni vaghi al loro passato, ma molti elementi rimangono misteriosi.
Per esempio, non si capisce il motivo per cui il film debba aprirsi mostrando l’infanzia di Gyeong-rok e la sua famiglia, se poi questa non avrà più alcun peso e alcun ruolo nel film. Perché Mi-jeong vive una condizione economica così estrema da non avere nemmeno un telefono e dover sfuggire ai creditori? E ancora, l’infelicità del giovane chaebol non viene mai davvero indagata, lasciando più interrogativi che risposte.
Tutto questo ci dà personaggi piatti, bidimensionali, che vivono solo attraverso la relazione che instaurano nel presente. Ma non ci aiutano a comprendere la motivazione profonda delle loro azioni.
Troppe tematiche, poco sviluppo
Il secondo problema è che la storia accumula troppi temi contemporaneamente. Nel corso del film compaiono bullismo, solitudine, depressione, tentato suicidio, riscatto, abusi sul posto di lavoro e relazioni familiari problematiche. C’è anche un bacio tra i due protagonisti maschili, il che di per sé sarebbe un bel passo in avanti per le produzioni coreane mainstrean… se solo fosse contestualizzato. Ma purtroppo in questo caso non lo è.

Sono tutti argomenti potenzialmente interessanti, ma vengono messi insieme senza essere davvero sviluppati. Il risultato è una narrazione che sembra voler parlare di moltissime cose, ma finisce per restare in superficie.
Una scarsa coerenza narrativa
Il terzo limite riguarda la coerenza narrativa, soprattutto nel finale. Dopo la tragedia che colpisce la storia, il film sceglie di trasformare quell’evento nel momento di riscatto della protagonista. Ma questa svolta appare poco credibile rispetto al personaggio costruito fino a quel momento.
Mi-jeong è stata dipinta per tutta la vicenda come una figura fragile e profondamente insicura, che trovava conforto proprio nel protagonista maschile. Per questo è difficile credere che la perdita dell’unica persona che le dava sicurezza diventi improvvisamente (senza che ci dicano come) la fonte della sua nuova forza.
Insomma, il film non ci mostra il processo che dovrebbe rendere credibile questa trasformazione.
Pavane, considerazioni conclusive
Pavane è un film che punta molto sull’emotività. Tragedia, dolore e momenti estremi vengono utilizzati per colpire lo spettatore e creare un forte impatto emotivo. A me purtroppo non ha comunicato nulla di tutto ciò. Più che commovente è risultato deprimente.

Aggiungiamo a questo anche alcune scelte narrative a mio avviso discutibili. Ad esempio, la sequenza finale, in cui i protagonisti appaiono vestiti da nativi americani. Una scena che dovrebbe avere una funzione simbolica, ma che finisce per risultare piuttosto imbarazzante.
Oppure la scena in cui Yo-han, divenuto finalmente scrittore, chiude il suo romanzo ricorrendo al Grande Cliché dei drama: l’amnesia. Ammetto di aver riso molto, e di essermi persino sentita in colpa per questo. Mi sono chiesta se l’effetto comico fosse voluto oppure no. Di fatto, però, stonava con i toni drammatici complessivi del film.
Tirando le somme, ho apprezzato le prove attoriali. Go Ah-sung, Byun Yo-han e Moon Sang-min offrono interpretazioni solide e credibili, riuscendo a restituire la fragilità dei loro personaggi senza scivolare nel melodramma. Anche la premessa da cui il film prende le mosse mi è sembrata interessante.
Il problema è che non basta rendere una storia tragica per darle profondità. Senza personaggi davvero approfonditi e senza una struttura narrativa coerente, anche le vicende più drammatiche rischiano di ridursi a un semplice accumulo di eventi dolorosi. Alla fine Pavane mi lascia la sensazione di un film che voleva dire molto… ma che dice meno di quanto promettesse.
Voto: 5
Dove vederlo: Netflix
Durata: 1h 50min
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