Recensione di Due spicci, Netflix: l’età adulta secondo Zerocalcare

Due spicci Netflix recensione

Il 27 maggio è uscito su Netflix l’ultimo, attesissimo lavoro di Zerocalcare, al secolo Michele Rech: Due spicci, miniserie animata in 8 episodi prodotta da Movimenti Production, in collaborazione con BAO Publishing.

A pochi giorni dal debutto, la serie è già arrivata al n.1 tra le serie TV più viste su Netflix Italia. Un segnale abbastanza chiaro di quanto fosse attesa, ma anche di quanto il pubblico continui a riconoscersi nell’universo narrativo di Zerocalcare. Perché Due spicci non è solo un nuovo capitolo con Zero, Cinghiale e l’Armadillo. Come vedremo nel corso di questo articolo, è un racconto agrodolce su quello che succede quando l’età adulta arriva a presentarci il conto.

In Due spicci Zero e Cinghiale cercano di tenere in piedi un piccolo locale, ma quando Cinghiale si mette nei guai con la malavita, Zero e il suo gruppo di amici si ritrovano trascinati in una situazione molto più grande di loro.

In mezzo ci sono debiti, paure, bugie, amicizie da salvare e l’arrivo di Smeralda, una figura del passato di Zero che porta nella storia un’altra ferita, quella delle relazioni da cui si prova a scappare.

Due spicci non racconta soltanto di un gruppo di amici che prova a cavarsela. Racconta il momento in cui le responsabilità diventano troppo grandi per essere ignorate, e racconta di persone che provano a portare avanti la propria vita pur avendo la sensazione di non farcela.

La forza di Due spicci è il solito, riuscitissimo equilibrio di Zerocalcare, cioè saper restare in bilico tra leggerezza e profondità, comicità e malinconia, battute fulminanti e domande scomode.

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E’ un ritmo che ormai conosciamo bene. Le paranoie di Zero, le deviazioni mentali, le immagini assurde, il linguaggio veloce, la comicità che arriva spesso prima ancora che lo spettatore abbia il tempo di prepararsi. Ma sotto questa superficie comica c’è una malinconia ben radicata.

Zerocalcare ha una capacità rara: riesce a parlare di cose dolorose senza irrigidirle, senza trasformarle in una lezione e al tempo stesso senza togliere loro complessità. Ed è vero anche che in Due spicci si ride, ma in una storia che parla di paura, senso di colpa, responsabilità, rapporti difficili, debiti materiali e debiti emotivi.

La leggerezza, insomma, non cancella il dolore. Lo rende solo più umano.

Uno dei temi più forti della serie è il senso di inadeguatezza. Due spicci parla di adulti che non si sentono davvero adulti, di persone che provano a fare la cosa giusta senza sapere quale sia, di amici che si salvano come possono, di vite che non sono diventate esattamente come ce le si era immaginate.

Zerocalcare Due Spicci Netflix

È forse qui che la serie arriva di più allo spettatore (o è arrivata di più a me). Perché l’età adulta, nel racconto di Zerocalcare, non è il momento in cui tutto finalmente prende forma e acquisisce senso. Non è la fase ordinata della vita in cui si diventa risolti, lucidi, responsabili e capaci di gestire ogni cosa.

Al contrario, è spesso il momento in cui si scopre che si possono avere più anni, più responsabilità, più ferite, più bollette, più cose da perdere, e sentirsi comunque impreparati come prima.

Due spicci è una miniserie breve, compatta, profondamente coerente con l’universo narrativo di Zerocalcare. Chi ha amato Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo ritroverà qui molti elementi familiari: l’ironia, il senso di colpa, l’amicizia, la coscienza politica, la malinconia, la difficoltà di stare al mondo senza indurirsi.

Due spicci Zerocalcare serie più vista Netflix

Ma questa nuova serie sembra anche spostare leggermente il fuoco. Meno racconto di formazione in senso stretto, più confronto con una maturità che non arriva mai in modo ordinato o consolatorio (come in fondo avremmo sperato).

È una serie che fa ridere, ma quella risata non alleggerisce. Fa male, ma senza compiacersi nel dolore. E soprattutto racconta l’inadeguatezza non come un fallimento individuale, ma come una condizione che ci accomuna tutti.

Credo che il motivo del suo successo sia che rivediamo in essa una parte importante di noi. Quella che prova a cavarsela, anche quando non abbiamo la minima idea di come si faccia.

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