L’arrivo a Seoul: quello che avrei voluto sapere

Come si vive a Seoul metropoli Corea del Sud

Sono arrivata a Seoul da alcuni giorni ormai, e non mi abbandona la sensazione di essere piombata in un mondo dominato da regole e usanze a me totalmente estranee. Qui è tutto nuovo e diverso, affascinante certo, ma a tratti faticoso. Non si sente solo la fatica del viaggio, ma la barriera linguistica (di cui dopo parleremo), quella culturale, la fatica legata alle dimensioni della città, ai ritmi, al cambiamento di alimentazione, alle molte sfide che qui si devono affrontare.

Due premesse necessarie

Voglio fare due premesse. La prima è che sono partita dall’Italia informata e preparata. Sapevo cosa dovevo aspettarmi, avevo letto articoli, mi ero scaricata applicazioni per il cellulare, avevo guardato centinaia video su YouTube. Eppure, molte delle informazioni trovate in rete si sono dimostrate inesatte. Vorrei dire come stanno le cose in realtà, perché chi arriva qui non si trovi a scontrarsi con i miei stessi problemi.

Per questo procederò per punti e, se necessario, nelle prossime settimane e mesi di permanenza, pubblicherò altri articoli con aggiornamenti e approfondimenti. Benché siano solo pochi giorni che sono in Corea del Sud, mi sono resa conto che non solo c’è molta disinformazione su questo Paese, ma soprattutto c’è una visione molto romantica, soprattutto per noi che viviamo di kdrama. Proverò a darne una visione più realistica e aderente possibile. Partiamo!

Come prelevare i contanti in Corea del Sud

Per prelevare i contanti, il procedimento è come in Italia. Dovete andare a uno sportello ATM, che si trova all’entrata di una banca. Ci sono però delle limitazioni. Vi erogheranno il denaro solo quelli che recano la scritta «GLOBAL».

Non solo. Per esperienza personale, vi posso dire che non tutte le carte di debito sono abilitate a erogare contanti. Fortunatamente ne avevo due con me, entrambe del circuito Mastercard. Non so quale variabile non abbia fatto funzionare la mia, ma prima della partenza io vi suggerisco caldamente di andare in banca e parlare con un impiegato, per evitare di ritrovarvi nell’impossibilità di prelevare.

La poco traveller-friendly lobby delle Kakao App

In Corea del Sud Google Maps è bandita, è cosa piuttosto nota. Lo sapevo prima di partire e mi sono informata su quali App sostitutive potessi utilizzare per non perdermi.

Siccome KakaoTalk è il WhatsApp coreano, e un colosso dei social, tutti consigliavano di scaricare KakaoMap, KakaoBus e KakaoTaxi, collegate all’account Talk. Volete che non l’abbia fatto? Ma certo! Ora, su KakaoBus non posso ancora esprimermi, ma sulle altre due sì – e non sarò gentile.

Kakao Friends KakaoTalk App Corea del Sud Social Network
I «Kakao friends» sono personaggi basati sulle emoticon di KakaoTalk…!

Il giorno dopo il mio arrivo ero in centro a Gangnam e non sapevo più come tornare al mio residence. Mi dico: niente paura, apro KakaoMap e inserisco l’indirizzo. La App mi mostra il percorso ma qual è il problema? Il problema è che non mi segnala la mia posizione.

Ora. Io sono una persona dalle mille risorse e sicuramente non manco di coraggio. Ma ho il senso d’orientamento di un criceto nella ruota: se mi togliete da lì, stramazzo. Immaginatemi in una metropoli di 23 milioni di abitanti. Labirintite. Cosa me ne faccio di una App che non segue la mia posizione in tempo reale?

Mi sono fermata, e ho scaricato l’altra applicazione che avevo in lista, ovvero Naver Map. Con questa non ho avuto nessun problema. Funziona (quasi) come Google Maps, e per ora non mi sono mai persa. Quindi il mio consiglio è: scaricatevi direttamente Naver Map sul cellulare.

Ma passiamo al capitolo più spinoso, quello che mi ha fatto più arrabbiare: KakaoTaxi. App consigliatissima in Italia. Mi chiedo se qualcuno l’abbia mai provata davvero qui in Corea.

Tutta felice di poter chiamare un taxi dal mio cellulare in qualunque momento solo inserendo l’indirizzo in cui voglio andare e i dati della mia carta di credito, ieri decido di provare KakaoTaxi per la prima volta. Come ho detto, ero già loggata con il mio account KakaoTalk.

Apro la App, inserisco la destinazione. Poi, inspiegabilmente, la App switcha dall’inglese al coreano per chiedere i dati della carta di credito. Rimango frastornata, ma non perdo la fiducia. Vado a intuito, e compilo i campi della carta. Ma, signori, non posso dirlo con certezza perché per ora in coreano al massimo so dire «Come stai?», ma da quel che ho capito KakaoTaxi vuole carta di credito e numero di telefono coreani. Quindi se siete viaggiatori, turisti o stranieri, niente taxi per voi.

La barriera linguistica

Ma niente taxi per voi anche se volete fermarlo al volo per strada. Stravolta dopo aver camminato quasi 10 km solo per visitare un tempio buddista, decido di prendere un taxi e tornare a casa. Fortuna vuole che una macchina si fermi proprio davanti a me lasciando una donna. Faccio cenno al conducente e lui annuisce.

Salgo e dico il nome del complesso dove risiedo. Purtroppo, il nome del mio complesso è inglese. Il signore comincia ad agitarsi. Gli faccio cenno di aspettare, prendo il cellulare e gli mostro il posto sulla mappa. La mappa però è impostata sulle vie scritte in lettere romane (ovviamente), e il tipo non fa nemmeno lo sforzo di capire in che zona si trovi il residence. Vede solo che la mappa non è scritta in coreano, e comincia a urlare. Non so di preciso cosa abbia detto, so solo che ha allungato il braccio e mi ha spinto le gambe fuori dall’auto.

Sicuramente sono stata sfortunata, ma ciò non toglie che l’atteggiamento di quel tassista è stato inaccettabile e brutale, oltre che maleducato.

La stragrande maggioranza delle persone non parla inglese qui. Non mi riferisco solo a persone comuni, gente che incrocio per strada o signori di un’età. Anche, incredibilmente, al Servizio Informazioni o al Front Desk delle attrazioni turistiche, molti addetti non hanno che rudimenti insufficienti di inglese, il che rende la comunicazione davvero difficile.

Se venite in Corea forti della convinzione che l’inglese basti ad aprivi molte porte… beh, abbandonatela. Le persone adotteranno uno strano atteggiamento: eviteranno di guardarvi negli occhi, e passeranno oltre.

La Corea del Sud non è un Paese per fumatori

Chiariamoci: qui la gente fuma un sacco (e scatarra anche di più). Però il fatto è che non si può fumare per strada, il che rende complicato il dove fumare.

Fumare in Corea del Sud

Ci sono delle piccole aree designate, ma sono talmente nascoste e limitate che trovarle è un’impresa. I segnali che si vedono maggiormente in giro sono quelli di divieto di fumo: sono letteralmente ovunque. Per terra, sulle pareti, alle fermate dei bus. Quando trovi queste ‘oasi per fumatori’, spesso c’è la fila.

Fumare a Seoul dà un senso di proibito. Ho visto persone accovacciarsi per terra, fumare negli angoli, mettersi i mozziconi in tasca – poi sputare sui piedi degli altri con estrema naturalezza. Contrasti affascinanti.

Le prese elettriche

Voglio terminare questo articolo con una nota di speranza per chi viaggia in Corea del Sud. Se penso a quante paranoie mi sono fatta sugli adattatori, potevo evitarmele. Qui potete trovare due tipi di prese elettriche, una delle quali è come quella italiana.

Quindi, il mio consiglio è: portatevi un adattatore universale (tipo questo che trovate su Amazon), ma se siete fortunati non ne avrete nemmeno bisogno!

Considerazioni conclusive

Questi punti che ho elencato sono alcuni aspetti con cui mi sono confrontata nei miei primi giorni a Seoul. Sono per così dire primissime impressioni, cose che avrei voluto sapere prima di partire e che mi avrebbero di molto semplificato la vita.

Non rappresentano in alcun modo un bilancio, né tanto meno un bilancio ‘negativo’ della città, anzi. Seoul e i coreani sono organizzatissimi. La cosa che più mi ha impressionato al mio arrivo è quanto veloce e ‘smooth’ sia stato il processo d’ingresso nel Paese. Se confronto l’ora scarsa per uscire dall’aeroporto di Incheon alle 6 (SEI) ore impiegate per uscire dal JFK di New York, beh, non ci sono paragoni.

Seoul è pulita, tranquilla, meno rumorosa di quanto ci si aspetti e, benché popolatissima e indaffaratissima, le persone non sembrano freneticamente impegnate a correre di qua e di là. Non ci si sente schiacciati dai grattacieli, non si avverte la sensazione di essere ‘formiche’ che camminano. E’ per me ancora un mondo da scoprire, e ci sarà tutto il tempo per farlo.

Alla prossima!

4 risposte a “L’arrivo a Seoul: quello che avrei voluto sapere”

  1. Ho letto con interesse perchè fra qualche settimana sono lì anch’io. Non voglio essere polemica ma che pochi parlino inglese e che non ci sia un tassista che lo sappia, l’ho letto in tutte le guide che raccomandano di prepararsi dei biglietti con le destinazioni scritte in hangul. Resta il fatto che il tipaccio si è comportato in maniera inqualificabile. Lo stesso vale per le prese della corrente: tutte le guide scrivono che sono le schucho oppure le nostre senza “la terra”
    . Invece non sapevo del problema di Kakao e delle tue informazioni ti ringrazio tanto. Aspetto altre notizie e in bocca al lupo per le tue prossime esperienze

    1. Cara Rossana,
      la quantità di notizie a nostra disposizione è oggigiorno immensa. Sono stata sfortunata a non trovare quella relativa ai tassisti, si vede! Il messaggio che ho voluto veicolare in questo articolo comunque è chiaro: quello che ‘io’ avrei voluto sapere, legato alla ‘mia’ esperienza di viaggio. Non pretendo di dare verità assolute 🙂

      Anche su Kakao, prendi le mie info con le dovute cautele. Io uso un sistema iOs. Può darsi che il problema sia quello, e che invece con un sistema operativo diverso funzioni benissimo. Io ti dico quella che è stata la mia esperienza.

      Le cose da dire sarebbero tante, che i siti italiani non riportano: la reale utilità dei servizi VPN (io lo devo tenere disattivato la maggior parte del tempo, perché mi manda in tilt le App coreane); la difficoltà di farsi una eSIM che non sia solo quindicinale o mensile; un sistema che in generale è poco – come ho scritto «traveller-friendly».

      Ti faccio un esempio: nei giorni del tifone mi continuava ad arrivare un messaggio di pericolo sul cellulare di ‘Public Alert’: era tutto scritto in coreano e conteneva punti esclamativi e emoji catastrofiche. Non ci ho dato subito peso, ma dopo il terzo messaggio mi sono spaventata e ho cercato qualcuno che me lo traducesse in Inglese. Dichiarava lo stato di allerta per l’arrivo del tifone.
      Ora, siccome si tratta di un servizio che viene erogato anche agli stranieri in Corea, il Governo dovrebbe pensare di scriverlo in doppia lingua. Peraltro, era un messaggio a comparsa – impossibile da far tradurre col traduttore automatico.

      Sono cose che chi viene nel Paese (non solo come turista 15 giorni e vede tutto bello) dovrebbe sapere prima, IMHO. Tutto qui. Per me rimane comunque tutto bello 🙂

  2. […] giusti sugli scaffali, chiedere informazioni, prelevare soldi al bancomat o prendere un taxi (come vi ho già raccontato qui), si sono rivelate operazioni piuttosto complesse. Andare in un ristorante e pensare di ordinare […]

  3. […] Il problema non è tanto trovare compagnia qui, ossia qualcuno con cui passare il tempo e chiacchierare. Quello è possibile. Il problema è trovare persone che parlino inglese nei negozi, negli uffici, nelle banche, nei punti informazione. Per non parlare di pubblici ufficiali e tassisti (ne scrivo qui). […]

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