Sognando Seoul: disavventure social (parte II)

Sognando Seoul viaggio Corea del Sud

Viaggio a Seoul: preparativi, speranze e contatti social

Qualche tempo fa vi avevo raccontato che, da quando sto organizzando il mio viaggio in Corea del Sud, sono iniziati i miei contatti virtuali con alcuni coreani (andate qui se volete leggere la prima parte). Più che ‘contatti virtuali’ finora sono state vere e proprie disavventure

All’inizio mi sono detta: vabbè, è la (s)fortuna del principiante, un incidente di percorso che mi porterà a conoscere persone interessantissime, brillanti e dolci. Non è così anche nei drama? Il protagonista non si rivela mai in tutto il suo splendore nei primi 5 minuti della prima puntata. Solitamente ci fa penare per 16 lunghe ore.

Certo, ho incrociato un tipo pedante che sembrava interessato solo a insegnarmi l’alfabeto coreano e poi, sicuro come il peccato, era un feticista dei vocali torbidamente sussurrati. Certo, mi sono intrattenuta con un senzatetto che niente niente era pronto a trasferirsi in Italia se solo gliene avessi dato l’occasione. Ma quando si ha a che fare con culture tanto lontane dalla nostra, bisogna anche essere di mentalità un po’ elastica.

Ho quindi ripreso coraggio, e continuato la mia ricerca dell’amico di penna ideale.

Gli altri ‘casi umani’ coreani

Ciò che segue è la descrizione fedele e non romanzata di ciò che è accaduto nei mesi scorsi. La sola cosa che ho cambiato sono stati i nomi. Come ho già specificato la volta scorsa, le conversazioni si sono svolte in inglese.

Il terzo tipo coreano: il phone-caller

Park è il motivo per cui ho scaricato KakaoTalk. Mi ha spiegato infatti che, pur avendo Telegram, la ‘finezza’ di chiedere a una ragazza KakaoTalk sta nel fatto che, invece del numero, le si chiede l’ID che risulta più rispettoso della privacy. La cosa mi è piaciuta. Quindi mi sono creata un account e abbiamo cominciato a chattare.

Dopo 10 minuti di chat in cui si stava parlando del più e del meno (il più e il meno consisteva nel tempo che fa in Italia e a Seoul, per capire il livello di intimità della conversazione), lui mi telefona. Mi. Telefona.

La mia reazione.

Lancio del telefono per strada

Dovete sapere che io sono una persona piuttosto introversa, e come tutti gli introversi non amo parlare al telefono. Mi piace farlo con determinati amici, in certe situazioni o dopo lunghe riflessioni… Insomma, nel dubbio, se volete parlare con me scrivetemi e risponderò. Non chiamate. Mai.

Park non ha capito che c’è un motivo se non rispondo. Ha telefonato due, tre, cinque volte di fila. Anche nei giorni successivi. Ha telefonato a distanza di 2, 3 settimane. Continua a chiamare anche adesso, di tanto in tanto. Vedremo chi sarà più ostinato: se lui nella sua volontà di comunicare o io nella mia di ignorarlo.

Il quarto tipo coreano: il seduttore

L’incontro virtuale con Kim è stato quello che mi ha intrigato di più. Dalla sua descrizione, oltre la foto in cui si presentava come oggettivamente stupendo, si capiva che voleva sembrare misterioso e affascinante, e infatti la conversazione con lui ha toccato subito temi piuttosto caldi.

Kim comincia a fare tutta una serie di complimenti piacioni, io ridacchio più stupidamente del normale, lui mi chiede «Hai un ragazzo?» e io «No, e tu?». Il cretino dice: «Purtroppo non ci sono belle ragazze come te qui intorno». Per quanto io continui a ridere come un’adolescente, ho almeno la presenza di spirito per rispondergli che scommetto non gli manchino le belle ragazze.

Insomma, continuiamo con questo inatteso flirt per qualche minuto finché lui improvvisamente mi chiede: «Cosa ne diresti se ti seducessi?»

Io non so se mi sono immaginata tutte le mie crush doramiche sussurrarmi nell’orecchio «Saranghae», ma per un istante (uno solo, eh?) ho sospirato e avuto visioni celestiali di romantiche passeggiate sotto ombrelli gialli e viali di ciliegio rosa.

Controllando la cronologia della chat, vi dico che la visione è durata dalle 22.29 alle 22.37, quando – rientrata in me stessa – ho risposto alla proposta dell’audace seduttore: «Questa tattica funziona con le altre?»

Lui si è subito garbatamente tirato indietro, scusandosi per il fraintendimento. Ci siamo quindi salutati con molto rispetto e molta cortesia. Ah Kim, grazie per quegli 8 bellissimi minuti!

4 risposte a “Sognando Seoul: disavventure social (parte II)”

  1. Che risate mi fai fare! Visioni celestiali…

  2. Sei simpaticissima

  3. So’ morta dal ridere con i tuoi casi umani!

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