Qualche giorno fa, sui social, è diventata virale una foto: due ragazzi coreani che giocano a pallavolo sulla spiaggia di Busan. Niente di più banale, se non fosse per la didascalia – «Sono tutti così [sottinteso bellissimi], anche se non sono attori» – e per la pioggia di commenti che ne è seguita.
Una semplice immagine è bastata a scatenare migliaia di like, cuoricini e battute ammiccanti. Da lì è partito un mio post, che in poche ore ha suscitato un vespaio sia su Instagram sia sulla mia Pagina Facebook.
Quando un dibattito online diventa una lezione di rispetto
Nel mio post avevo parlato di come e perché l’Occidente continua a guardare l’Oriente con uno sguardo feticista, a metà tra il desiderio e il consumo.
Affrontavo la questione della privacy: la foto ritraeva due persone comuni, non celebri, riprese senza consenso e messe su una Pagina pubblica seguita da migliaia di utenti.
Affrontavo il tema, per me centrale, della generalizzazione — quel «I coreani sono tutti belli» contro cui non smetterò mai di combattere, perché è semplicemente falso.
Affrontavo anche la sessualizzazione di un intero popolo e la scusa, quantomai irritante, di chi si nasconde dietro al «Ma fatti una risata!»
Parlavo insomma di linguaggio, di percezione e di stereotipi. Ma l’argomento – evidentemente – ha toccato un nervo scoperto.
Ne è nata una discussione accesa, poi una vera e propria polemica. Alcuni commenti sono stati costruttivi, altri feroci. Molti hanno compreso il senso del mio discorso, altri l’hanno trasformato in un attacco personale. È stato un piccolo esperimento sociale, se vogliamo: la prova di quanto sia difficile, oggi, esprimere opinioni impopolari sui social senza essere scambiati per moralisti o provocatori.
La shitstorm
L’Amministratrice della Pagina da cui proveniva la foto — che non avevo mai nominato — è intervenuta con toni aggressivi, accusandomi di averla “esposta” al pubblico ludibrio. Poco dopo, sulla sua Pagina è comparso un post con la foto e il titolo del mio contenuto, nonché una sintesi completamente distorta del mio pensiero.
Il risultato è stato immediato: una shitstorm in piena regola.
Commenti sprezzanti, insulti, accuse. Chi non condivideva la mia opinione non si è limitato a discuterla — ha colpito la mia persona. Poveretta, bigotta, noiosa, ignorante, saccente, invidiosa, frustrata, criticona, cattiva… sono solo alcuni degli insulti ricevuti.
È successo a me, ma poteva succedere a chiunque.
Dal rispetto individuale a quello culturale
Ho riflettuto molto nei giorni successivi.
Pubblicare la foto di una persona senza consenso, per quanto “innocente” possa sembrare, è una violazione della privacy. In Corea del Sud, per esempio, è punito dalla legge. Eppure, sui social è una pratica che normalizziamo quotidianamente, tanto più se a essere ritratto è qualcuno percepito come “esotico” o attraente.
E poi c’è la questione del linguaggio. Parole come “manzo” o “gnocco” possono sembrare simpatiche, ma non lo sono. Riducono le persone a oggetti, a corpi da valutare, classificare e desiderare in base a un canone estetico condiviso.
È un modo di dire che rivela molto del nostro sguardo, e del modo in cui il desiderio si confonde con il consumo. E se qualcuno prova a farlo notare, la risposta è quasi sempre la stessa: «Ma è solo una battuta!» Solo che le battute, ripetute migliaia di volte, costruiscono una cultura. E una cultura che normalizza questo linguaggio finisce per rendere invisibile l’individuo dietro l’immagine. Resta solo lo stereotipo: il “manzo coreano”, appunto.
Una lezione sulla cultura del dibattito online
La parte più amara è stata constatare quanto poco spazio ci sia, online, per un confronto civile. Ci indigniamo se un idol viene insultato o preso di mira, ma non riconosciamo la stessa violenza quando siamo noi ad esprimerla verso gli altri
Non c’è niente di “social” nel linciaggio digitale: è un meccanismo collettivo di sfogo, che trasforma il dissenso in un attacco personale.
Da quella tempesta digitale ho rafforzato la convinzione che il rispetto non può essere selettivo: vale per chiunque esponga un’idea. E nei miei spazi non ci sarà mai posto per la violenza verbale, come quella che ho subito io.
I migliori contenuti in un clic!
📲 Seguimi su Instagram per aggiornamenti quotidiani!
📬 Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter per non perderti i nuovi articoli e contenuti esclusivi. Entra anche tu a far parte del Pink Dragon Club!
💃 Seguimi su TikTok per tutte le News più interessanti!
🎧 Scopri il Podcast “Dentro le Storie”. Ascolta le recensioni, le mie riflessioni su tematiche di attualità, recensioni, temi sociali e tanto altro!
📘 Pagina Facebook Vale.into.drama: Scopri i nuovi articoli, i post più recenti e i contenuti più esclusivi legati a drama, Corea ed Estremo Oriente!
🫰 Gruppo Facebook Vale.into.drama: La Community: Cerchi consigli sui drama orientali? Entra nella nostra Community e condividi la tua passione con migliaia di altri fan.
👥 Unisciti al Canale Telegram per avere un contatto diretto con me e discutere insieme delle ultime novità.
🧵 Threads: Commenti rapidi sulle News dall’Asia. Seguimi su Threads!
Tutto sulla Corea!



Lascia un commento