When the Camellia blooms, 2019

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Premessa: un inizio lento che invita a droppare

Ho iniziato When the Camellia blooms una prima volta, droppandolo brutalmente dopo mezz’ora.

La seconda volta l’ho iniziato con un escamotage. Dovevo fare un lungo viaggio in treno, così scaricai 5 puntate senza darmi la possibilità di vedere altro. Diciamo che fu una visione faticosa, ma non sgradevole. Il drama mi sembrava lento e non particolarmente avvincente.

Poi arrivò la sesta puntata, la madre di Dong baek e – con essa – è scattato un click. La serie ha iniziato a ingranare.

When the Camellia blooms: trama e personaggi principali

Dong baek è una madre single che si trasferisce in una cittadina e apre un’attività. Più precisamente, si trasferisce nella cittadina del padre di suo figlio, che è una scelta che io boh, non ho capito. Così come non ho capito perché, tra tanti posti che ci sono in Corea del Sud, bisogna vivere dov’è attivo un serial killer che ti ha preso di mira. Ma va be’, sarò strana io.

Ad ogni modo. La vita della nostra eroina è fin da subito funestata dai pregiudizi, e non solo perché è una madre single. Avendo aperto un bar che vende alcolici, tutti gli uomini iniziano a ronzarle attorno, e lei si attira ben più di una maldicenza. Dong baek vorrebbe solo lavorare e pensare a suo figlio, invece si ritrova a lottare suo malgrado contro una valanga di pettegolezzi e invidie.

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Le leggendarie ajumma

Bene o male gli anni passano, e Dong baek tenta sempre di mantenere un basso profilo. Tuttavia non è una donna molto fortunata (o così lei crede) e, tra avventori molesti e ajumma inviperite, viene invischiata suo malgrado nel caso del serial killer che da anni miete vittime nella cittadina.

Certo, in tutto questo c’è lui, il buon Yong-sik a farle da angelo custode e improbabile corteggiatore.

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Yong-sik, un sorriso contagioso

Ragazzo semplice e di cuore, Yong-sik è diventato agente di polizia più per il suo istinto nel catturare i cattivi che per la sua intelligenza. Spontaneo, ottimista e impulsivo, il ragazzo è sinceramente innamorato di Dong-baek, e farebbe qualunque cosa per starle accanto.

Tu l’hai lasciata per poter avere tutto. Ma io posso sacrificare tutto per lei.

Yong-sik a Jong-ryul

Lei però inizialmente lo respinge. Le motivazioni? Quelle che nei kdrama trovo più irritanti. Ossia: «Ho un figlio, la mia vita fa schifo, non sono degna d’amore, come può uno così amare una così». La regina del vittimismo.

Poiché come abbiamo detto Dong baek è andata a vivere nel paese del padre del bambino, Jong-ryul (che è un famoso giocatore baseball), va da sé che il padre del bambino scopre di avere un bambino. Fatto che genera una sotto-trama che io ho trovato brutta e ingiusta ai danni del povero Jong-ryul. Ma di questo parleremo dopo.

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Jong-ryul, il personaggio più maltrattato del drama

Infine compare la madre – che aveva abbandonato Dong baek quando aveva 7 anni. Facendo dapprima credere di essere affetta da demenza, le sta accanto, veglia su lei e la protegge. La scena in cui le due donne si incontrano per la prima volta dopo tanti anni alla Stazione di Polizia è, per quanto mi riguarda, la più bella ed emozionante di tutto il drama. Il sorriso della madre, la sua incontinenza, quello sguardo silenzioso e perso ma tanto dolce, mi hanno profondamente toccato.

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La madre di Dong baek, miglior personaggio del kdrama

Per una quindicina di puntate, il mistero del serial killer si trascina stancamente. L’unico guizzo si ha quando la sua vicenda incrocia quella della sfortunata (per davvero, però) Hyang-mi, dipendente e amica di Dong baek.

Hyang-mi, un’anima tormentata

La puntata che la vede protagonista (ep. 16) è una delle più riuscite, coinvolgenti e commoventi. Hyang-mi non è un personaggio bidimensionale, e proprio per questo la sua complessità risulta convincente e appassionante. La sua redenzione ci tocca profondamente perché arriva, come spesso succede nella vita reale, troppo tardi.

Superfluo aggiungere che l’ho amata tanto, fin da quando si sedeva a bere coi clienti al bar o si infilava scioccamente in situazioni pericolose. E’ l’immagine di una ragazza tormentata e sola, eppure schietta e capace di migliorare. Il suo destino è stato quello di pagare i suoi debiti a un tasso d’interesse troppo elevato.

When the Camellia blooms: recensione

When the Camellia blooms mi è piaciuto moderatamente. Ci sono cose che ho trovato pregevoli, e cose che proprio non ho sopportato. Vediamo di analizzarle punto per punto.

Che cosa mi è piaciuto

Alcuni personaggi del Camellia sono on point

Ci sono dei personaggi davvero ben scritti e ben recitati in When the Camellia blooms. Il mio preferito è sicuramente la madre di Dong baek (interpretato da un’intensissima Lee Jung-eun). Ma come dimenticare il sorridente e innamoratissimo Yong-sik? E’ così dolce e devoto da sciogliere anche i cuori più insensibili… La già citata Hyang-mi, che si sacrifica per la nostra protagonista, saldando così il debito con lei.

Una menzione merita la coppia formata dal wannabe-Governatore (un fantastico Oh Jung-se, il fratello autistico in It’s okay to not be okay) e dall’avvocata.

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La coppia formata da No Gyu-tae e Hong Ja-young

Ho apprezzato la loro evoluzione. Una coppia sposata, logorata da anni di incomprensioni, dispetti e noia. Arrivati sull’orlo del divorzio, riescono a mantenere quella scintilla di rispetto e amore reciproco che sarà la loro salvezza.

L’atmosfera nella cittadina di Ongsan

Ongsan è la cittadina fittizia in cui Dong baek si trasferisce e apre il suo bar-ristorante. Nonostante per molto tempo sia costretta a subire pregiudizi, pettegolezzi e talvolta l’aperta disapprovazione delle agguerrite ajumma, con il tempo riuscirà non solo a farsi amare, ma a diventare parte integrante di quella realtà. Arriverà a dire di voler vivere a Ongsan fino ai 100 anni, e noi capiamo bene il perché.

Appartenere a quella comunità significa forse essere sotto una lente di ingrandimento che giudica ogni azione e comportamento. Ma significa anche non essere mai soli, avere qualcuno su cui contare nel momento del bisogno. Insomma – vuol dire far parte di una famiglia allargata. Se pensiamo che Dong baek era cresciuta da sola senza poter fare affidamento su nessuno, comprendiamo quanto possa essere rassicurante per lei trovarsi ora in un contesto del genere.

Cosa non mi è piaciuto

Non mi è piaciuto il personaggio di Dong baek

Mi tolgo questo peso dalla coscienza e lo metto in cima alla lista. Tanto adoro l’attrice (Gong Hyo-jin), tanto il suo personaggio qui mi ha fatto venire il latte alle ginocchia.

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Sono pronta a farmi smentire, ma per me Dong baek è la regina delle vittime. Piange sempre. Non si contano le volte in cui dice quanto la sua vita è triste, sfortunata, miserabile e povera. Non esagero: lo ripete 5 volte a puntata, che moltiplicato per 20 puntate fa 100. Alla fine stanca. Senza considerare che ogni dialogo con il povero Yong-sik ruota attorno a se stessa e alla sua sfiga… Che LAGNA!

E’ vero che molto del suo dolore nasce dall’essere stata abbandonata da bambina, ma se a 35 anni, con un figlio grande, non hai ancora superato il trauma allora – ehi – abbiamo un problema. Lo dico con grande rispetto per le ferite che ci portiamo tutti dietro e con le quali dobbiamo fare i conti. Il punto qui è che abbiamo una donna adulta che frigna perché da bambina a Natale ricevette in regalo delle matite invece di oggetti più prestigiosi.

Bisognerebbe avere ben chiaro che Dong baek sta solo pagando le conseguenze di una serie di azioni stupide commesse in passato da lei stessa.

Ammettiamo pure che abbia fatto bene a lasciare Jong-ryul quando era incinta (ci torneremo) perché infelice in quella relazione. Ma si presenta qui lo stesso problema che troviamo in altri cento kdrama. Ossia: l’assenza di comunicazione. Come puoi mollare il tuo fidanzato senza dirgli una parola dopo 10 anni di relazione? Senza una spiegazione? E per di più mentendogli su una cosa fondamentale come il fatto che sta per diventare padre?

Sono azioni spregevoli, da qualunque parte le si guardi.

Un altro aspetto che non ho apprezzato della scrittura del personaggio di Dong baek è l’atteggiamento passivo-aggressivo (o da finta tonta, ditela come volete) che ha avuto per la maggior parte della serie.

Un esempio è il modo in cui si è comportata con il wannabe Governatore. Lui all’inizio fa il bullo con lei, avanzando pretese in nome del rapporto tra locatore e locatario esistente tra loro. Vero. Ma prima di arrivare a denunciarlo per molestie perché ti ha toccato una spalla (giuro!), non sarebbe meglio compiere degli step intermedi? Ad esempio parlargli? Ecco: passare dal fare la guerra fredda delle arachidi alla denuncia per molestie, mi pare un atteggiamento inopinatamente violento.

La storyline di Jong-ryul, il padre del bambino

Che Jong-ryul si sia comportato da stronzo quando era fidanzato con Dong baek anni prima, nessuno lo mette in dubbio. Era un giovane e talentuoso giocatore di baseball che pensava solo alla carriera, trascurando le esigenze emotive della sua fidanzata e tenendola nascosta agli occhi del mondo. Per di più, ci viene suggerito che probabilmente incontrava di nascosto altre ragazze. Mai il suo amore viene messo in discussione, ma era ben lontano dall’essere un compagno modello.

L’aspetto che mi ha dato sui nervi, però, è il modo in cui lo script ha tratteggiato la sua figura nel drama. Da un lato, lo descrive come un criminale per aver ‘costretto’ Dong Baek a lasciarlo 10 anni prima (ma giustifica lei per aver mentito e taciuto delle verità fondamentali). Dall’altro lato, il fatto che voglia assumersi le sue responsabilità come padre viene liquidato come un fastidio e una scocciatura. Ah.

Non si contano infatti le volte che Dong Baek gli intima di «non farsi più vedere a Ongsan», le scenate, gli stupidi moti d’orgoglio nel rifiutare il suo aiuto economico, e – ciliegina sulla torta – il pugno sul grugno che il povero Jong-ryul si prende alla fine. Per me tutto ciò è incomprensibile.

Il bambino più odioso della storia dei kdrama

Arriviamo infine all’ultimo punto, forse il più controverso. Dong Baek sta allevando un piccolo tiranno, un bambino-padrone capriccioso e maleducato che odia tutti e che ha un rapporto morbosamente simbiotico con la madre. Direttamente dalla rubrica: piccoli narcisisti crescono.

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Guardando When the Camellia blooms mi è tornato alla mente la figura di un altro bambino di fantasia, il Marcus di About a boy. Anche lui figlio di una madre single e problematica. Ciò che Marcus desidera di più è che che sua madre trovi un compagno perché – dice – nessun uomo è un’isola, e si sta meglio quando si può contare sul sostegno di più persone.

Ovviamente siamo in due realtà completamente diverse. Non possiamo paragonare la Corea del Sud e la Gran Bretagna, che è probabilmente la nazione più liberale al mondo. Ma sta di fatto che le stesse ajumma trovano anomalo il rapporto che lega madre e figlio, tanto da affermare che la loro è più una relazione alla «Romeo e Giulietta». Sentite anche voi un brivido freddo corrervi sulla schiena?

When the Camellia blooms: giudizio finale

So di essere stata dura con questo drama, ma quando le aspettative sono così alte è inevitabile che il giudizio diventi particolarmente severo.

Ripeto: When the Camellia blooms mi è piaciuto e qua e là mi ha commosso. Ammetto che 20 puntate sono troppe. Avessero tagliato le scene in cui Dong Baek piangeva o ripeteva quando è miserabile, potevano farne un drama classico da 16 puntate, e saremmo stati tutti contenti.

Le parti migliori sono quelle in cui interagiscono più personaggi, le ajumma, l’avvocata e suo marito, la compianta Hyang-mi, la mamma di Dong Baek e il corpo di polizia tutto. Debole invece la storyline del serial killer: avrebbe potuto essere interessante viste le premesse, e invece è stata trascinata fino alla fine in modo prevedibile e sciatto.

Tutto sommato, una serie che – se si esce indenni dalle prime 4 o 5 puntate – si lascia guardare. Per me (ma so che non è un’opinione condivisa) non è assolutamente quel capolavoro che si va dicendo in giro da ormai qualche anno. Anzi. Supera di poco la sufficienza.

Voto: 6.5/10

Numero puntate: 20

Durata: 1h circa

Dove vederlo: Netflix

2 risposte a “When the Camellia blooms, 2019”

  1. Sono d’accordissimo con te praticamente su tutto! L’attrice l’ho conosciuta con questo personaggio e mi è risultato così irritante il suo atteggiamento infantile che non sono ancora riuscita a vederla in nessun altro drama.

    1. Lei l’ho molto apprezzata in Master’s Sun. Drama che peraltro ho molto amato (e prima o poi recensirò 😉 )

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